Un cambiamento linguistico deciso dal governo libanese ha aperto un nuovo capitolo nel dibattito interno sul ruolo di Hezbollah e sul rapporto tra lo Stato e l’organizzazione sciita che da decenni esercita una forza militare autonoma nel paese. Il ministero dell’Informazione di Beirut ha ordinato ai media statali di interrompere immediatamente l’uso dell’espressione “resistenza” quando si parla di Hezbollah e di citarlo esclusivamente con il suo nome, una scelta terminologica che equivale a ridimensionare la legittimità politica che l’organizzazione ha rivendicato fin dalla sua nascita negli anni Ottanta.
La direttiva è stata applicata senza ritardi dall’Agenzia Nazionale di Stampa, dalla televisione pubblica e dalle principali emittenti radiofoniche legate allo Stato. Nei comunicati ufficiali e nei servizi informativi il riferimento alla cosiddetta “Resistenza islamica”, formula che per lungo tempo ha accompagnato le dichiarazioni del movimento sciita, è stato eliminato anche quando si citano le stesse parole dei portavoce di Hezbollah. I giornalisti sono stati informati che la nuova terminologia rappresenta una decisione vincolante e che ogni contenuto diffuso dai media pubblici dovrà attenersi a questa indicazione.
La scelta appare apparentemente tecnica, ma in realtà riflette una trasformazione politica più profonda. Secondo quanto riferito dal quotidiano libanese Al-Madoun, il governo considera ormai l’ala militare di Hezbollah come una struttura armata che opera al di fuori dell’autorità statale, una valutazione che modifica il modo in cui lo Stato libanese intende descrivere e interpretare le attività dell’organizzazione. In questo quadro gli attivisti del movimento vengono considerati, almeno dal punto di vista giuridico e comunicativo, membri di una formazione armata non riconosciuta dalle istituzioni statali.
Il peso simbolico di questa decisione deriva dalla storia stessa del termine “resistenza”. Dopo l’invasione israeliana del Libano nel 1982 e durante il lungo conflitto che ha segnato il sud del paese per quasi due decenni, Hezbollah ha costruito gran parte della propria legittimazione politica presentandosi come il principale attore della lotta contro Israele. Il ritiro israeliano dal Libano meridionale nel 2000 ha rafforzato questa immagine agli occhi di una parte della popolazione libanese e del mondo arabo, permettendo all’organizzazione di consolidare una posizione di grande influenza nella politica nazionale.
Negli anni successivi tuttavia il ruolo militare di Hezbollah si è progressivamente intrecciato con le dinamiche regionali legate all’Iran e alla guerra in Siria, mentre la presenza di un esercito parallelo ha continuato a rappresentare una questione irrisolta per lo Stato libanese. Le tensioni interne si sono accentuate soprattutto dopo la crisi economica che ha travolto il Libano a partire dal 2019 e che ha messo in discussione la capacità delle istituzioni di mantenere un minimo di stabilità politica e sociale.
In questo contesto la decisione del ministero dell’Informazione assume il valore di un segnale politico rivolto sia all’interno sia all’esterno del paese. Il governo cerca di riaffermare l’autorità dello Stato su un territorio dove la sovranità è stata spesso frammentata tra diversi centri di potere, mentre allo stesso tempo tenta di ridefinire il linguaggio ufficiale attraverso cui le istituzioni descrivono la presenza di Hezbollah.
La reazione dell’organizzazione non si è fatta attendere. I media vicini al movimento hanno continuato a utilizzare la terminologia tradizionale e hanno accusato il governo di piegarsi alle pressioni internazionali, mentre negli ambienti giornalistici libanesi la direttiva ha aperto una discussione su quanto sia possibile applicarla in modo uniforme in un sistema mediatico dove numerose testate mantengono legami politici e confessionali molto forti.
Il dibattito resta aperto e riflette l’equilibrio fragile su cui si regge il Libano contemporaneo. Una semplice parola cancellata dai comunicati ufficiali non modifica da sola la realtà dei rapporti di forza, tuttavia rivela l’esistenza di una tensione crescente tra l’autorità dello Stato e un’organizzazione armata che continua a esercitare un’influenza decisiva nella vita politica del paese. In una regione segnata da conflitti e rivalità strategiche, anche le scelte lessicali possono diventare indicatori di trasformazioni più profonde che attraversano la società e le istituzioni libanesi.
Libano, Hezbollah non è più “la resistenza”