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Il Punto. Lettonia, tra sicurezza, memoria e identità

La difesa nazionale è diventata priorità concreta, non slogan

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Il Punto. Lettonia, tra sicurezza, memoria e identità

La Lettonia è uno di quei Paesi che hanno imparato a leggere la geopolitica come una questione personale, perché la propria storia recente è stata segnata da occupazioni, annessioni forzate e da un’indipendenza riconquistata solo nel 1991, quando l’Unione Sovietica si dissolse lasciando spazio a una nuova generazione di classi dirigenti. Riga, capitale elegante e proiettata verso il Nord Europa, rappresenta oggi un laboratorio interessante di come uno Stato piccolo possa ritagliarsi un ruolo coerente nel sistema internazionale, senza indulgere in ambiguità che in altre latitudini vengono spesso spacciate per pragmatismo.

Sul piano politico, la Lettonia è una democrazia parlamentare stabile, anche se attraversata da tensioni che riflettono la sua composizione etnica e linguistica. La presenza di una consistente minoranza russofona, eredità dell’epoca sovietica, continua a influenzare il dibattito interno, soprattutto quando si tratta di politica estera e sicurezza. Negli ultimi anni, tuttavia, l’invasione russa dell’Ucraina ha ridotto gli spazi per le esitazioni, rafforzando un consenso trasversale sull’appartenenza piena alla NATO e all’Unione europea. La difesa nazionale è diventata priorità concreta, non slogan, e il governo ha aumentato la spesa militare ben oltre la soglia richiesta dall’Alleanza Atlantica, consapevole che la geografia non concede distrazioni.

L’economia lettone ha conosciuto fasi alterne, tra crisi finanziarie e riprese sostenute dall’integrazione europea. Dopo l’ingresso nell’eurozona, Riga ha investito in innovazione, logistica e servizi, sfruttando la propria posizione strategica come snodo tra Europa settentrionale e spazio post-sovietico. Il settore dei trasporti e quello portuale restano centrali, anche se la progressiva chiusura dei canali commerciali con la Russia ha imposto una riconversione non semplice. Il Paese sta puntando su energie rinnovabili e digitalizzazione, nel tentativo di consolidare una crescita meno dipendente dai cicli esterni, pur dovendo fare i conti con un problema demografico che erode la forza lavoro e alimenta l’emigrazione giovanile.

Nei rapporti con la comunità internazionale, la Lettonia ha scelto una linea netta, schierandosi con decisione a favore dell’Ucraina e sostenendo sanzioni severe contro Mosca. Non si tratta soltanto di solidarietà politica, ma di una percezione concreta della minaccia, condivisa con Estonia e Lituania, che ha trasformato i Paesi baltici in una sorta di sentinelle avanzate dell’Europa. Questo atteggiamento ha rafforzato il legame con Washington e con i partner nordici, mentre i rapporti con il Cremlino restano ai minimi storici.

In questo quadro, i rapporti con Israele si collocano in una dimensione di cooperazione pragmatica e di attenzione alla memoria storica. La Lettonia, che durante la Shoah vide lo sterminio quasi totale della propria comunità ebraica, ha intrapreso negli ultimi anni un percorso più consapevole di riconoscimento delle responsabilità locali, anche se il confronto con il passato non è stato lineare e continua a generare discussioni interne. Le relazioni diplomatiche con Israele sono solide, con scambi economici e contatti nel campo della tecnologia e della sicurezza, ambiti nei quali Riga guarda con interesse all’esperienza israeliana.

Dopo il 7 ottobre, la Lettonia ha espresso sostegno al diritto di Israele di difendersi dagli attacchi di Hamas, mantenendo al tempo stesso un linguaggio istituzionale attento alla dimensione umanitaria del conflitto. Non si è trattato di un atto isolato, ma di una scelta coerente con una visione che distingue con chiarezza tra terrorismo e autodifesa, tra regimi autoritari e sistemi democratici, anche quando questi ultimi sono sottoposti a critiche.

La Lettonia resta un Paese di dimensioni contenute, ma la sua rilevanza non si misura in chilometri quadrati. Si misura nella coerenza delle sue prese di posizione e nella capacità di trasformare la memoria storica in bussola politica, evitando di smarrirsi in quel grigio diplomatico che spesso paralizza le capitali europee. In un continente attraversato da esitazioni, Riga continua a scegliere con chi stare, sapendo che per chi vive ai confini dell’impero la neutralità è un lusso che non ci si può permettere.


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