Tutti gli interventi dei Papi appartengono al Magistero ordinario della Chiesa e tuttavia vi sono alcuni discorsi che hanno un impatto superiore sull’opinione pubblica. Fra questi c’è certamente il tradizionale discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede che il Pontefice tiene all’inizio di ogni anno.
Anche quest’anno è andata così. Risulta peraltro difficile riportare tutti i punti importanti toccati da Leone XIV nel discorso del 9 gennaio. Partirò allora da una osservazione generale, di quadro. Essa parte dalla constatazione del fallimento del ruolo delle Nazioni Unite e del multilateralismo che dovrebbe essere alla base dell’ordine internazionale.
«Lo scopo del multilateralismo» – ha detto il Papa – «è, dunque, offrire un luogo perché le persone possano incontrarsi e parlare, sul modello dell’antico foro romano o della piazza medievale. Tuttavia, per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo».
È una delle tante cose importanti presenti nel discorso del Pontefice. Non è possibile dialogare se non ci si intende sul significato delle parole che si pronunciano: «Abbiamo bisogno che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe», scrive Leone XIV.
Si tratta del grande tema della verità, o meglio di un linguaggio che esprima delle realtà certe e condivise, senza il quale non è possibile alcun dialogo.
Papa Leone fa un esempio concreto: si sta sviluppando soprattutto in Occidente «un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano».
Chi sarebbero questi esclusi? Forse quelli che non si adeguano alle ideologie dominanti, al “politicamente corretto”?
Il Papa fa un esempio ancora più concreto: oggi «rischia di essere compressa la libertà religiosa, che – come ricordava Benedetto XVI – è il primo dei diritti umani perché esprime la realtà più fondamentale della persona. I dati più recenti affermano che le violazioni della libertà religiosa sono in aumento e che il 64% della popolazione mondiale subisce violazioni gravi di questo diritto».
Si tratta di un dato veramente inquietante, che più della metà della popolazione mondiale subisca violazioni nell’esercizio della libertà religiosa. Ma quanti, anche fra noi cristiani in Occidente, ne siamo veramente consapevoli? Così come quanti sono veramente consapevoli dello sforzo della Santa Sede per difendere la libertà religiosa di tutte le comunità?
È sempre Leone XIV a ricordarlo: «Nel chiedere il pieno rispetto della libertà religiosa e di culto per i cristiani, la Santa Sede lo domanda anche per tutte le altre comunità religiose. In occasione del 60° anniversario della promulgazione della Dichiarazione Nostra aetate, uno dei frutti del Concilio Ecumenico Vaticano II conclusosi l’8 dicembre 1965, ho avuto modo di ribadire il rigetto categorico di ogni forma di antisemitismo, che purtroppo continua a seminare odio e morte, e l’importanza di coltivare il dialogo ebraico-cristiano, approfondendo le comuni radici bibliche».
Se vuoi, nel prossimo passaggio posso intervenire in modo più editoriale, ad esempio rafforzando l’incipit o rendendo ancora più netto il nesso tra linguaggio, potere e consenso pubblico.
Marco Invernizzi
Reggente nazionale di Alleanza Cattolica
Le parole contano: Leone XIV e la crisi del linguaggio pubblico
Le parole contano: Leone XIV e la crisi del linguaggio pubblico

