Perché Israele è un bersaglio privilegiato
Israele è al centro di un conflitto lungo, emotivamente carico e altamente politicizzato, terreno ideale per disinformazione, semplificazioni estreme e manipolazioni velocissime sui social.
“Israele viola sistematicamente il diritto internazionale”
È una delle affermazioni più diffuse, spesso presentata come fatto assodato. In realtà il diritto internazionale non funziona per slogan. Le violazioni vanno accertate caso per caso, con prove, contesto e giudizi formali. Molte accuse derivano da rapporti politici o militanti, non da sentenze di tribunali internazionali. Come riconoscerla: quando mancano riferimenti a decisioni giudiziarie e tutto si regge su “secondo l’ONU” o “secondo un rapporto”, senza distinguere tra organi politici e giudiziari.
“Israele è uno Stato di apartheid”
È una delle etichette più potenti e abusate. Nel diritto internazionale l’apartheid è un crimine specifico, con requisiti stringenti e finora riconosciuto formalmente solo nel caso del Sudafrica. Applicare automaticamente il termine a Israele senza dimostrare l’intento di dominazione razziale permanente significa usare una categoria giuridica come arma politica. Come riconoscerla: quando il paragone con il Sudafrica viene dato per scontato e non si entra mai nel merito dei criteri giuridici.
“Gaza è una prigione a cielo aperto”
Formula efficace, ma fuorviante. Gaza è stata sotto l’amministrazione palestinese dal 2005 e ha un confine anche con l’Egitto. Come riconoscerla: quando spariscono completamente Hamas, i razzi, il controllo armato del territorio e la dimensione militare del conflitto.
“Israele prende di mira deliberatamente i civili”
Accusa gravissima, spesso sostenuta mostrando immagini reali ma del tutto e spudoratamente fuori contesto. Nel diritto dei conflitti armati, la distinzione tra obiettivi civili e militari dipende anche dall’uso che hanno fatto i terroristi di scuole, ospedali e aree urbane. Come riconoscerla: quando ogni vittima civile viene automaticamente presentata come prova di un’intenzione criminale, senza analisi del contesto operativo.
“Israele controlla i media e la politica occidentale”
Questa non è solo una fake news: è un classico tropo antisemita riciclato. Cambiano le parole, non la struttura. Il presunto “potere occulto” israeliano o ebraico serve a spiegare tutto senza dimostrare nulla.
Come riconoscerla: quando il discorso scivola su lobby onnipotenti, silenzi imposti, complotti globali e verità “che non vogliono farti sapere”.
Come difendersi dalla disinformazione
Diffidare delle parole assolute.
Separare fatti, opinioni e giudizi morali.
Chiedersi sempre chi parla, con quale ruolo e con quale interesse.
E soprattutto: quando una tesi sembra spiegare tutto in modo semplice e totale, probabilmente non è informazione, ma propaganda.
Le fake news più ricorrenti su Israele e come riconoscerle

