La presenza ebraica nello Yemen è antichissima: radicata almeno dall’epoca del Primo Tempio, sopravvive per secoli ai regni sudarabici, agli imperi islamici e alle oscillazioni di potere nella penisola arabica. Gli ebrei yemeniti vivono in villaggi montani e città come Sana’a, Aden, Sa’da: comunità compatte, religiosissime, con una tradizione giuridica e liturgica che si sviluppa quasi in isolamento. Proprio quell’isolamento crea un ebraismo unico: rigido nelle osservanze, minuzioso nello studio dei testi, distinto nelle melodie delle preghiere e nei costumi.
La lingua parlata è un’altra firma identitaria. Si tratta di un giudeo-arabo locale, con inflessioni aramaiche e un lessico ebraico molto vasto, mentre l’ebraico biblico resta vivido nella pronuncia, più conservativa rispetto ad altre diaspore. La poesia yemenita, religiosa e profana, fiorisce per secoli; artigiani celebri, soprattutto argentieri, portano il marchio yemenita nel mondo ebraico.
Con la fondazione di Israele e l’aumento delle persecuzioni, quasi tutta la comunità lascia il Paese. Tra il 1949 e il 1950, l’Operazione Tappeto Volante trasferisce in Israele circa 50.000 yemeniti in un ponte aereo epico. Oggi in Yemen rimangono poche decine di ebrei; la loro cultura però vive, integra e trasforma Israele: nella musica, nella liturgia, nella cucina, nella lingua. Un mondo minuscolo, fragile, ma decisivo per capire la profondità del mosaico ebraico.
Le comunità ebraiche dello Yemen (storia, cultura, lingua)

