Home > Scale Mobili > ⌥ L’ambiguità fuori dal parlamento

⌥ L’ambiguità fuori dal parlamento

Tempo di Lettura: 2 min



C’è un momento in cui la politica smette di essere confronto e diventa igiene pubblica. La vicenda Stefania Ascari sta tutta lì, ma non riguarda solo lei. Riguarda soprattutto chi la tiene dov’è.

Stefania Ascari è una deputata del Movimento 5 Stelle, componente delle Commissioni Antimafia e Antiterrorismo. Non un ruolo simbolico, non una casella decorativa. Un luogo sensibile, che tocca direttamente la sicurezza nazionale e il rapporto dello Stato con il terrorismo, quello vero, non quello evocato a giorni alterni.

Le polemiche nascono dalla sua partecipazione e legittimazione di contesti in cui il 7 ottobre è stato relativizzato, riletto, diluito. Dove il massacro di civili israeliani è scivolato da crimine a “contesto”, da pogrom a “reazione”. Anche qui: non servono inni a Hamas. Basta l’ambiguità. Basta il silenzio selettivo. Basta stare dove non si dovrebbe stare.

Ma a questo punto la domanda non è più rivolta a lei. È rivolta a Giuseppe Conte. A chi aspira a guidare il Paese e non può permettersi zone grigie su terrorismo, violenza politica, legittimazione degli assassini. Si può davvero voler fare il presidente del Consiglio lasciando che una figura così sieda in Commissioni che si occupano di mafia e terrorismo?

Non è una questione giudiziaria. È una questione di affidabilità istituzionale. E la responsabilità, qui, è di partito. Quando non si traccia un confine netto, il problema non è chi lo attraversa. È chi finge di non vederlo.


L’ambiguità fuori dal parlamento L’ambiguità fuori dal parlamento /span>