Quando ero ragazzino mia madre mi parlava del disastro della Struma, ma ero troppo giovane per capire a fondo i termini della questione. Crescendo e maturando, a un certo punto mi sono ricordato di questo episodio e ho deciso di fare delle ricerche. Prima una piccola introduzione per dare al lettore la possibilità di contestualizzare.
Nella puntata precedente è emerso che la fatidica data del 22 giugno 1941 ebbe per gli ebrei rumeni delle terribili conseguenze. L’attacco della Germania hitleriana all’URSS scatenò una campagna di pogrom senza precedenti contro le comunità ebraiche di Ucraina, Bessarabia e Romania stessa. Tra il 27 e il 30 di giugno di quel terribile 1941 avvenne a Iashi (Iaṣi) Romania, un massacro terrificante.
ùLa polizia rumena assieme a soldati tedeschi e popolino sparso uccisero in tre giorni di raptus 13.226 ebrei. Dei feriti si è perso il numero. Oggi in questa città, capoluogo della regione della Moldavia, c’è un monumento che ricorda questa barbarie con scritte in tre lingue: rumeno, ebraico e inglese.
In queste condizioni allucinanti gli ebrei rumeni cercarono in tutti i modi di scappare verso lidi più sicuri. Nacque così l’idea di trovare una nave che potesse portare fuori dal paese il più alto numero possibile di ebrei. Il movimento Beitar, sotto la guida di Jabotinsky, riuscì a reperire una nave preposta alla navigazione fluviale per il trasporto di bestiame.
Le fu dato il nome di Struma, un catorcio con il motore diesel che passava più tempo in riparazioni che a navigare. Tra passeggeri ed equipaggio furono stipati a bordo quasi 800 persone in condizioni indescrivibili, molti giovani e un centinaio di bambini. In data 12 dicembre del 1941 la Struma, in qualche modo, salpò con grande difficoltà dal porto di Costanza sul Mar Nero. L’idea era di arrivare a Istanbul per ottenere i visti per la Palestina britannica.
All’imbocco del Bosforo il motore entrò in avaria. Le autorità turche la fecero ancorare in rada non permettendo ai passeggeri di scendere a terra. La vita a bordo, si fa per dire, diventò impossibile. Il governo britannico, che dal 1939 aveva deciso di limitare l’emigrazione ebraica in Palestina per evitare la sollevazione degli arabi, si rifiutò di accettarli. Furono fatte scendere solo quattro persone in possesso di visto e una donna incinta, in gravi condizioni.
Questo quadro indescrivibile andò avanti fino al 13 febbraio del 1942, quando i turchi traghettarono la Struma verso il Mar Nero abbandonandola in balia delle onde a cinque miglia dalla costa. Il giorno dopo una gigantesca esplosione la fece colare a picco.
Anni dopo si seppe che fu silurata da un sommergibile sovietico che aveva ordini di affondare qualunque nave per timore di rifornimenti alle truppe tedesche che combattevano in Russia. Coloro che finirono in mare, senza soccorsi, perirono di ipotermia. Sui quasi 800 passeggeri ci fu un solo sopravvissuto di diciannove anni, di nome David Stoliar. Una barca a remi turca lo portò a riva dove fu rinchiuso in carcere perché emigrato clandestino.
L’ottusità e insensibilità dei britannici e dei turchi portarono a una tragedia spaventosa che poteva essere evitata. A dimostrazione della folle situazione nella quale versava l’ebraismo europeo in quel periodo.
Il disastro della Struma fece un’impressione enorme sulla comunità ebraica della Palestina, con gravi conseguenze sui rapporti con le autorità britanniche.
E per finire, parlando di questo tristissimo caso, un caro amico milanese, ebreo di origine rumena, mi ha raccontato che due suoi zii erano a bordo della Struma. Il mondo è piccolo e per gli ebrei è sempre foriero di angosce.
** in data 25 febbraio 1942 il Corriere della Sera riportava di due piroscafi turchi affondati nel Mar Nero dai russi” uno dei vapori, carico di ebrei, silurato. “Si ignora la sorte degli 800 passeggeri…”
La tragedia della nave Struma
La tragedia della nave Struma

