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La storia della musica mizrahi

Setteottobre

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La storia della musica mizrahi

La musica mizrahì nasce dall’incontro – e dallo scontro – di mondi ebraici provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa: melodie arabe, turche, persiane; ritmi mediterranei; strumenti come oud, kanun, darbuka. Quando queste comunità arrivano in Israele tra anni Quaranta e Cinquanta, portano un suono che il giovane Stato, dominato da élite ashkenazite, giudica periferico, folkloristico, “non abbastanza moderno”. Le radio pubbliche lo trasmettono poco, i conservatori lo snobbano.

Ma quel suono non scompare: sopravvive nei cortili delle città di immigrazione, nei matrimoni, nei mercati. Tra anni Settanta e Ottanta esplode grazie a artisti come Zohar Argov, Avihu Medina, Ahuva Ozeri: melodie orientali mescolate al pop israeliano, testi pieni di ferite sociali e desiderio di riscatto. È la voce delle periferie mizrahì, che chiede riconoscimento.

Negli anni Novanta arriva la normalizzazione: la mizrahì entra nelle classifiche, nelle feste nazionali, nelle cerimonie dell’esercito. Con Eyal Golan e Sarit Hadad diventa mainstream; con Static & Ben El e Noa Kirel si fonde al pop globale, ma senza perdere l’impronta orientale.
Oggi la musica mizrahì è uno dei linguaggi sonori centrali d’Israele: non più “alternativa”, ma specchio di una società che si scopre sempre più mediterranea. Una storia di emarginazione trasformata in cultura nazionale.


La storia della musica mizrahi