Di cosa si parla
Di una corrente del sionismo che unisce il ritorno ebraico in Eretz Israel con una lettura religiosa della storia e della redenzione.
Origine
Nasce tra fine Ottocento e inizio Novecento come risposta religiosa al sionismo laico, che molti rabbini inizialmente guardano con sospetto.
L’idea di fondo
Il ritorno alla Terra d’Israele non è solo un fatto politico, ma una tappa del processo di redenzione del popolo ebraico.
Figura chiave
Abraham Isaac Kook: primo rabbino capo ashkenazita della Palestina mandataria. Interpreta anche il sionismo laico come strumento, inconsapevole ma legittimo, del disegno divino.
Rapporto con lo Stato
La nascita di Israele nel 1948 è vista come evento storico-religioso positivo, pur con tensioni tra legge religiosa e Stato moderno.
Dopo il 1967
La Guerra dei Sei Giorni rafforza il sionismo religioso: la conquista di Gerusalemme Est, Giudea e Samaria viene letta da molti come segno provvidenziale.
Il ruolo degli insediamenti
Una parte del sionismo religioso considera il popolamento dei territori biblici un dovere religioso oltre che nazionale.
Divisioni interne
Esistono correnti moderate, integrate nello Stato e nell’esercito, e correnti radicali, con una visione messianica e talvolta conflittuale con le istituzioni.
Punto chiave
Il sionismo religioso non è un’appendice del sionismo laico, ma una tradizione autonoma che fonde fede, storia e politica.
La storia del sionismo religioso

