La scena è quasi comica, se non fosse che c’è di mezzo un giornale vero, con mura vere, redattori veri e una storia che affonda nel cuore dell’informazione italiana. La Stampa, che per anni ha lisciato il pelo al mondo propal con la delicatezza di chi si illudeva di addomesticarlo, si ritrova oggi assediata proprio da quelli che ha cullato. Un contrappasso in diretta, di quelli che Dante, se fosse ancora a spasso, si appuntava per un nuovo canto.
L’accusa? Di non avere difeso abbastanza Mohamed Shahin, che per alcuni sarebbe stato “dipinto come terrorista”. Figurarsi. Per i manifestanti Shahin è un santo laico che ogni tanto pontifica sul fatto che il 7 ottobre non sarebbe stato “un atto di violenza”. Capita: anche i santi hanno giornate storte.
Così il corteo si presenta sotto la redazione e dà l’assalto: slogan, urla, dita puntate contro chi fino al giorno prima era percepito come un porto sicuro. L’ingratitudine, quando si manifesta in branco, è sempre più spettacolare.
E qui torna quella frase che tutti vorrebbero tacere per non sembrare puerili, e che invece stavolta ci scappa con un piacere quasi liberatorio: chi la fa l’aspetti. Sì, lo so, è infantile. È sciocca. È la soddisfazione leggera che si concede chi non ha più voglia di credere a certe fiabe sulla pace universale, sul dialogo, sul “se li tratti bene ti ricambieranno”.
Eppure funziona. Funziona perché fotografa l’errore di prospettiva di un pezzo dell’informazione che ancora si ostina a credere che certe pulsioni siano malintesi, non ideologie. La Stampa oggi assaggia ciò che ha coltivato. Domani, altri giornali potrebbero scoprire di avere ospitato in casa l’incendio che ora li brucia.
L’unica consolazione, in mezzo al caos, è questa piccola, innocente cattiveria: ogni tanto ci è concesso essere bambini. E i bambini, si sa, certe verità le dicono meglio degli adulti. Chi la fa l’aspetti.
La Stampa: allevare il lupo e stupirsi quando morde
La Stampa: allevare il lupo e stupirsi quando morde
/span>

