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La stagione degli sciacalli

Dagli ex politici riciclati ai moralisti da palcoscenico: tutti in fila per monetizzare la tragedia

Andrea Fiore

Tempo di Lettura: 2 min
La stagione degli sciacalli

Non serve più la propaganda classica, quella con i finanziatori, le sigle, i comunicati scritti in stanze senza finestre. Oggi il lavoro sporco lo fanno altri: gli sciacalli dell’indignazione, una fauna varia che va dagli ex politici riciclati agli attivisti di se stessi, passando per chiunque abbia capito che il conflitto è un acceleratore di visibilità. Non rispondono a ideologie, né a cause, né a popoli. Rispondono solo al proprio tornaconto. Non hanno un pensiero: hanno un pubblico. E lo alimentano come si alimenta un fuoco che non deve spegnersi mai.

Il conflitto diventa un set. Il dolore, un format. Israele, un pretesto. Arrivano puntuali, sempre. Un post indignato, un video “coraggioso”, un monologo teatrale improvvisato, un libro scritto in fretta. Ogni tragedia è un’occasione per allargare il brand personale. Non cercano la verità: cercano visibilità. E la visibilità, oggi, vale più della coerenza.

La parte più grottesca è il paradosso che si portano dietro: accusano gli ebrei di essere ossessionati dal potere e dal denaro mentre monetizzano ogni parola che pronunciano su Israele. È un ribaltamento perfetto, quasi comico se non fosse tragico. Parlano di giustizia ma vendono indignazione. Parlano di umanità ma vivono di ritorni mediatici. Parlano di pace ma prosperano sul conflitto.

Col tempo sono diventati tecnici della menzogna. Hanno imparato a usare la semplificazione come arma, l’emotività come leva, il moralismo come scenografia. Non sembrano propaganda, ed è questo il punto: funzionano meglio della propaganda. Si presentano come voci libere, coscienze critiche, outsider puri. In realtà sono solo imprenditori dell’attenzione, e il loro unico capitale è il caos.

La cosa più inquietante è che molti di loro non hanno idea del danno che producono. O forse lo sanno, ma non fa differenza. Nell’economia dell’attenzione il danno non è un effetto collaterale: è un carburante. Più il mondo brucia, più loro brillano. Più la realtà si complica, più loro semplificano. Più la gente soffre, più loro crescono.

E mentre tutto questo accade, contano i follower e sorridono. Perché ogni tragedia, se ben confezionata, può diventare un’occasione. E loro non se ne lasciano scappare una.


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