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La sinistra volta le spalle a ebrei e iraniani. Chi il prossimo?

Indifferente ai principi che rivendica come propri, la sinistra nichilista continua a tradire se stessa

Giorgio Berruto

Tempo di Lettura: 4 min
La sinistra volta le spalle a ebrei e iraniani. Chi il prossimo?

Sono molte le motivazioni dietro l’indifferenza, che talvolta diventa vero e proprio fastidio, di quasi tutta la sinistra nei confronti dell’aspirazione alla libertà di milioni di iraniani. Non si ripeterà mai abbastanza che sono stati gli iraniani stessi a chiedere a Stati Uniti e Israele di bombardare il loro stesso paese nella speranza che questo indebolisca il regime che da 47 anni lo opprime e crei le condizioni del suo possibile rovesciamento, ma anche a questo i leader del “campo largo” hanno reagito con un’alzata di spalle. Perché dunque questa indifferenza a prima vista clamorosa e senza dubbio oscena? C’è il terzomondismo e l’odio antiebraico, c’è la ripetizione del mantra brezneviano contro il “neoimperialismo” – s’intende, ovviamente, unicamente quello riconducibile in qualche modo all’Occidente malvagio – e l’inconsistente ma pervasiva ideologia woke, c’è l’ipocrita umanitarismo a targhe alterne della commozione solo e unicamente per i “bambini di Gaza” e l’ammiccamento verso le istituzioni islamiche europee, spesso espressioni dell’islam politico più reazionario, intransigente, vittimista e complottista. Ma c’è anche un altro ingrediente, ed è su questo che vorrei concentrarmi qui.

Quando un ex grande partito socialdemocratico come il Pd italiano lancia una campagna molto sopra le righe e piena zeppa di vere e proprie menzogne (“difendiamo la Costituzione”) contro una riforma della giustizia in passato perfettamente nelle sue corde, lo fa perché quella riforma è proposta oggi dalla maggioranza di governo di centrodestra e destra. Ma come è stato possibile che il Pd assumesse questa postura? La risposta è il nichilismo.

Il nichilismo non è semplicemente un vuoto di valori. È la rivendicazione dell’inesistenza di valori, la fede nel nulla. Se è possibile mettere alla berlina una riforma della giustizia i cui contenuti sono già da tempo realtà in quasi tutte le democrazie e anzi combatterla solo perché a proporla ora sono gli avversari politici, questo significa che i contenuti non contato o sono quantomeno secondari, accessori, subordinati alla polemica contro chi li propone. Ma allora significa anche che lo schierarsi della sinistra italiana contro alcuni pregiudizi, per esempio quelli omofobi o razzisti, è una scelta tattica del momento e non un valore? E che quindi in futuro le cose potrebbero cambiare e rovesciarsi, e il Pd considerare accettabile o addirittura giusto la rieducazione degli omosessuali e l’attribuzione della responsabilità di uno stupro subito ai centimetri della minigonna? Se non esistono valori tutto è possibile se torna utile in un dato momento, o anche solo per polemica contro l’avversario.

Sembra fantascienza ma non lo è, e non lo è per il semplicissimo motivo che è già successo. Lo si chieda, per esempio, agli ebrei italiani abbandonati o peggio, in quanto vittime dell’odio, da un partito come il Pd che si è recentemente astenuto – con alcune lodevoli eccezioni individuali in disaccordo con la linea maggioritaria – in merito a un provvedimento legislativo specifico sull’antisemitismo. Per non dir nulla dell’uso spregiudicato – meglio: nichilistico – della guerra di Gaza nella totale indifferenza e talvolta espressamente cavalcando, giustificando e aizzando le manifestazioni di odio contro gli ebrei cittadini italiani (talvolta definiti per qualche più che equivoco residuo senso del pudore semplicemente “sionisti”). È successo e continua a succedere, e non solo con gli ebrei. Gli iraniani che nelle piazze sventolano insieme agli stendardi con il leone di Persia le bandiere americane e israeliane lo fanno da soli o con pochi altri, e tra questi pochi ci sono sempre israeliani, amici di Israele ed ebrei. Certo non c’è chi a sinistra si è mobilitato in grande stile e con grande rumore per Gaza, semplicemente perché a Pd, ANPI, CGIL, AVS e soci la libertà dell’Iran non interessa affatto, mentre l’antiamericanismo e la demonizzazione di Israele e del “sionismo” sì.

Dite che non è vero, che è un’esagerazione, che in realtà almeno in parte la sinistra italiana si batte per il rispetto delle regole della diplomazia internazionale oggi moribonda? Mi sembra una diagnosi generosa. Il nichilismo è anche questo: usare valori-bandiera – la laicità dello stato, il diritto a vivere in pace e sicurezza, i diritti delle donne, degli omosessuali, delle minoranze e così via, tutte cose calpestate brutalmente dagli ayatollah ogni giorno da 47 anni – come strumenti, non come fini. Usarli cioè finché servono, e poi sbarazzarsene. L’abbandono vergognoso degli iraniani da parte della sinistra italiana e di larga parte del mondo della cultura ad essa legato fa il paio con quello di ebrei e Israele. Chissà chi sarà il prossimo.


La sinistra volta le spalle a ebrei e iraniani. Chi il prossimo?