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La Shoah svuotata e puntata contro gli ebrei, da amministratori locali militanti

Il caso del Sindaco di Cesena

Luigi Di Placido

Tempo di Lettura: 3 min
La Shoah svuotata e puntata contro gli ebrei, da amministratori locali militanti

…“E oggi, se c’è un elemento di forza nella celebrazione della giornata della memoria, è anche questa: l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz il 27 gennaio è il giorno in cui quel disegno scellerato è finito, è fallito, e lasciando sul campo milioni di morti, in ogni caso non è arrivato al suo inaccettabile macabro obiettivo, che è quello, che era quello di cancellare dalla faccia della terra il popolo ebreo ed altre minoranze…Io credo che ancora oggi, oltre i singoli tanti fatti di violenza politica, quando accade che viene messo in opera un disegno, una volontà politica, come è stato fatto nei confronti del popolo di Gaza nei mesi scorsi, per cancellare degli innocenti dalla faccia della terra, si debba avere la stessa vicinanza e la stessa capacità di celebrare quando quel disegno non arriva a compimento. Ecco, quando un disegno così scellerato di sterminare un popolo non arriva a compimento…”

Le frasi citate fanno parte del discorso del Sindaco di Cesena, Enzo Lattuca, durante le celebrazioni del Giorno della Memoria.
Dal punto di vista storico, concettuale e simbolico, queste frasi realizzano un’equiparazione impropria e gravissima tra la Shoah e le vicende contemporanee di Gaza.

Non serve che il paragone sia esplicito o nominale (“come la Shoah”) perché lo sia nella sostanza: lo è nel linguaggio usato e nel contesto scelto, cioè il Giorno della Memoria.

Quando il Sindaco parla di una “volontà politica messa in opera per cancellare degli innocenti dalla faccia della terra”, sta usando esattamente la categoria fondativa della Shoah: il progetto di cancellazione.

Trasferire quella categoria su un conflitto contemporaneo significa traslare il paradigma genocidario nazista su un’altra realtà storica, che per quanto tragica non nasce né si definisce in quei termini.

Questo, sul piano storico, è scorretto.
Sul piano simbolico, è devastante.

Il Giorno della Memoria non è un contenitore universale del dolore del mondo.


È una ricorrenza specifica, nata per ricordare un evento unico nella storia, proprio perché non venga banalizzato, relativizzato, riassorbito nel “tutto è uguale”.

Usarlo come piattaforma per leggere l’attualità significa piegare la memoria a una chiave politica contingente. E questo è esattamente ciò che Liliana Segre ha detto essere inaccettabile.

Si può – e si deve – parlare di Gaza, di Ucraina, di Sudan, di Iran.
Ma non “attraverso” la Shoah.

Quando lo si fa, il messaggio implicito diventa: ciò che accade oggi è dello stesso ordine di ciò che è accaduto allora.
Ed è qui che la Shoah viene svuotata della sua unicità, ridotta a metafora morale spendibile nel dibattito politico.

Per chi, come me, convive con l’esperienza e i racconti di un padre deportato a Dachau, queste frasi e questo approccio sono inaccettabili e intollerabili, ed è per questo che ho preso posizione pubblica criticando fermamente le frasi pronunciate dal Sindaco della mia città.

Dopo questo spiacevole episodio, abbiamo almeno evitato di concedere la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, come chiedeva AVS attraverso una mozione in Consiglio Comunale che è stata bocciata.

Il fatto che, nonostante le tante dimostrazioni di partigianeria e mancanza di obiettività, qualcuno pensi ancora che certe figure meritino una cittadinanza onoraria, non fa ben sperare.

Ma noi continueremo a vigilare.

E, soprattutto, continueremo a far sentire la nostra voce.


La Shoah svuotata e puntata contro gli ebrei, da amministratori locali militanti