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⌥ La pietra dove inciampano gli antisemiti

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Qualcuno a Castelnuovo Garfagnana ha pensato di essere spiritoso, o magari coraggioso, o – peggio – “impegnato”. Ha preso l’idea delle pietre d’inciampo, uno dei simboli più sobri e più potenti della memoria europea della Shoah, e l’ha trasformata in una piccola lastra metallica con inciso: “Gaza. Genocidio 2025”. L’ha fissata nel selciato come se fosse la stessa cosa. Come se ricordare gli ebrei deportati e assassinati e accusare lo Stato ebraico potesse stare nello stesso gesto, nello stesso spazio, nello stesso simbolo.

È un’operazione che non ha nulla di ingenuo, ma un atto deliberato di appropriazione della memoria per rovesciarla contro coloro che quella memoria la incarnano. Le pietre d’inciampo nascono per ricordare le vittime della persecuzione nazista, per costringere chi passa a fermarsi, a leggere un nome, a immaginare una vita spezzata. Qui invece il meccanismo è capovolto: il linguaggio della Shoah viene usato come clava politica contro gli ebrei di oggi.

L’indecenza non sta solo nell’accusa, ormai inflazionata fino alla caricatura, ma nell’uso del simbolo. È come se qualcuno avesse deciso di riscrivere la memoria europea direttamente sul marciapiede, trasformando un monumento alla vittima in un’arma contro di lei.
Chi ha messo quella lastra probabilmente crede di aver prodotto una provocazione intelligente ma in realtà ha soltanto rivelato qualcosa di molto più semplice e osceno: quando l’ossessione per Israele diventa totalizzante, perfino la memoria della Shoah viene piegata, deformata e usata come strumento di aggressione.

Alla fine la pietra resta lì. Non per ricordare una vittima. Ma per mostrare molto chiaramente dove inciampa oggi l’antisemitismo nel nostro Paese.


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