Home > Scale Mobili > ⌥ La panchina infinita

⌥ La panchina infinita

Tempo di Lettura: 2 min


C’è qualcosa di irresistibilmente comico nell’aria compunta con cui, in questi giorni, politici, editorialisti e una fauna variopinta di presunti esperti si esercitano in giudizi lapidari sul fantomatico Board of Peace di Trump, come se si trattasse dell’ennesima riunione di condominio e non di un dossier che — nel bene o nel male — tocca equilibri che nessuno di loro ha mai dovuto reggere sulle spalle. Li si ascolta e sembra di assistere a una gara di solennità, dove la sostanza spesso latita mentre abbondano i sopraccigli corrugati e le sentenze senza appello.

Alcuni scivolano in una volgarità che, a rigore, non dovrebbe più sorprenderci, eppure continua a farlo; altri sfoggiano un’impreparazione quasi scolastica, con quella sicurezza un po’ acerba di chi confonde la lettura di due editoriali con la conoscenza dei dossier; altri ancora, avvolti in un’arroganza tromboneggiante — viene spontaneo pensare a Romano Prodi — parlano come se la storia recente non avesse lasciato dietro di sé tracce piuttosto ingombranti delle loro scelte.

Il risultato è un coro di commissari tecnici da bar sport, convinti che basterebbe affidare loro la panchina per portare a casa lo scudetto senza sudare, salvo dimenticare che molti di questi strateghi non sono mai scesi davvero in campo, oppure — quando è accaduto — hanno lasciato sul terreno una scia di problemi tale da rendere prudente, oggi, tenerli a debita distanza dal fischio d’inizio. Nel frattempo, il dibattito pubblico si riempie di posture da commento tecnico e si svuota di quella cosa più rara e più difficile che si chiama, semplicemente, senso della realtà.


La panchina infinita /span>