Home > Decoder > La Haredi workforce: occupazione e economica

La Haredi workforce: occupazione e economica

Setteottobre

Tempo di Lettura: 2 min
La Haredi workforce: occupazione e economica

In Israele la popolazione haredi – spesso definita ‘ultraortodossa’ – cresce rapidamente, ma la sua partecipazione al mercato del lavoro resta molto più bassa della media nazionale. Il nodo è semplice: un sistema educativo centrato quasi solo sullo studio religioso, competenze professionali spesso insufficienti e un modello familiare in cui molti uomini restano nelle yeshivot, mentre le donne lavorano ma con salari più bassi.

La Haredi workforce (sostanzialmente la partecipazione lavorativa haredi) è quindi una sfida economica prima ancora che sociale. Un Paese ad alta tecnologia non può permettersi un grande settore della popolazione che non entra nella produttività moderna. Ma non è solo questione di numeri: è la distanza culturale tra mondo haredi e economia israeliana, basata su innovazione, inglese tecnico, formazione scientifica e ambienti misti.

Negli ultimi anni si tentano ponti: programmi di formazione dedicati, campus universitari separati, percorsi professionali modulati per chi viene da yeshiva, incentivi fiscali per chi assume haredim, accordi con i leader comunitari. I risultati esistono ma sono lenti: ogni passo avanti si scontra con resistenze interne e con la paura di perdere identità.

Il futuro economico d’Israele passa anche da qui: integrare chi oggi è ai margini senza costringerlo a rinunciare alla propria vita religiosa. Una sfida enorme e insieme inevitabile.


La Haredi workforce: occupazione e economica