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⌥ La guerra non distrugge più il nemico ma il sistema

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La guerra è cambiata sotto i nostri occhi, ma continuiamo a raccontarla come se fosse rimasta quella dei nostri padri e nonni, con fronti, eserciti e obiettivi militari riconoscibili. Intanto, mentre ci ostiniamo a leggere il presente con categorie vecchie, i bersagli si sono spostati: energia, porti, industrie, reti logistiche. Non si colpisce più soltanto un esercito ma semmai la possibilità stessa di funzionare.

Quando un deposito di carburante salta o una filiera industriale si inceppa, l’effetto non resta confinato sul campo di battaglia. Piomba nelle città, cala sui prezzi, precipita nella vita quotidiana. È una guerra che entra nelle case senza farsi chiamare così e trasforma l’economia in un’estensione del conflitto e rende ogni infrastruttura un obiettivo legittimo.

Il problema è che l’Occidente è costruito proprio su queste infrastrutture. Più è avanzato, più è esposto. E mentre continua a discutere di limiti e regole, c’è qualcuno che ha già capito che colpire il sistema è il modo più rapido per piegare un avversario.


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