Che cos’è stata
È il conflitto che accompagna la nascita dello Stato di Israele e ne determina i confini reali. Inizia di fatto il 30 novembre 1947, il giorno dopo l’approvazione della Risoluzione 181 dell’ONU, come guerra civile tra comunità ebraica e araba nel territorio del Mandato britannico. Si trasforma in guerra regionale il 15 maggio 1948, quando, poche ore dopo la proclamazione dello Stato di Israele, eserciti arabi regolari attraversano i confini.
Le due fasi
Prima fase: guerra civile (dicembre 1947 – 14 maggio 1948).
Milizie arabe locali e formazioni provenienti dai Paesi vicini, tra cui l’Esercito di Liberazione Arabo guidato da Fawzi al-Qawuqji, attaccano convogli, quartieri e insediamenti ebraici. Le forze del Yishuv – Haganah, Palmach, Irgun e Lehi – reagiscono cercando di mantenere aperte le linee di comunicazione, soprattutto verso Gerusalemme, allora assediata. In primavera l’Haganah passa all’offensiva con il Piano Dalet, consolidando il controllo delle aree assegnate allo Stato ebraico e di alcune zone strategiche oltre quei confini.
Seconda fase: invasione degli eserciti arabi (15 maggio 1948 – 1949).
Entrano in guerra eserciti regolari di Egitto, Transgiordania (poi Giordania), Siria, Libano e Iraq.
– L’Egitto avanza da sud lungo la costa verso Tel Aviv e nel Negev.
– La Legione Araba giordana, la forza meglio addestrata e comandata da ufficiali britannici, prende il controllo della Città Vecchia di Gerusalemme e della Cisgiordania.
– Le truppe siriane e irachene operano sul fronte settentrionale e nella valle del Giordano.
– Il Libano partecipa con un contingente limitato nel nord.
Le fasi militari principali
Dopo l’invasione iniziale, il conflitto conosce diverse tregue mediate dall’ONU, durante le quali entrambe le parti si riorganizzano e si riforniscono di armi. Israele unifica le proprie milizie nell’IDF, Forze di Difesa Israeliane, creando un esercito regolare.
Tra luglio e ottobre 1948 l’IDF lancia offensive decisive:
– Operazione Dani, che consolida il controllo dell’area centrale tra Tel Aviv e Gerusalemme ovest;
– Operazione Yoav, che rompe l’accerchiamento egiziano nel sud;
– Operazione Hiram, che assicura la Galilea.
Nel Negev le forze israeliane riescono infine a respingere l’esercito egiziano e ad arrivare fino a Eilat, sul Mar Rosso, nel marzo 1949.
Le conseguenze territoriali
Gli accordi di armistizio firmati nel 1949 con Egitto, Libano, Giordania e Siria fissano le cosiddette “linee verdi”. Israele controlla circa il 78 per cento del territorio del Mandato, quindi più di quanto previsto dal piano di partizione dell’ONU.
La Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est, viene occupata e poi annessa dalla Giordania.
La Striscia di Gaza resta sotto amministrazione egiziana.
Lo Stato arabo previsto dalla Risoluzione 181 non viene creato.
La questione dei profughi
Circa 700.000 arabi palestinesi lasciano o sono costretti a lasciare le loro case durante il conflitto, dando origine alla questione dei rifugiati palestinesi. Parallelamente, nei mesi e negli anni successivi, centinaia di migliaia di ebrei vengono espulsi o fuggono dai Paesi arabi e si rifugiano in Israele. Il conflitto produce dunque due crisi di rifugiati, con esiti politici e giuridici molto diversi.
Perché è uno spartiacque
La guerra del 1948 è l’evento fondativo di Israele come Stato sovrano e, allo stesso tempo, il trauma originario della società palestinese. Ridisegna la mappa, cristallizza linee di armistizio che diventeranno per quasi vent’anni confini di fatto e stabilisce un dato centrale della storia regionale: la nascita di Israele non fu accettata militarmente dal mondo arabo circostante.
In sintesi
La guerra d’indipendenza consolida l’esistenza di Israele, amplia i suoi confini rispetto al piano ONU e lascia irrisolta la questione palestinese. È il punto da cui tutto il conflitto arabo-israeliano successivo prende forma, con equilibri territoriali e politici che segneranno le generazioni successive.
La guerra d’indipendenza del 1948