Una proposta francese per porre fine alla guerra tra Israele e Hezbollah introduce un elemento che fino a poco tempo fa sarebbe apparso politicamente impensabile. Secondo quanto rivelato dal giornalista Barak Ravid sull’emittente israeliana N12, il piano discusso nelle ultime ore tra diversi governi occidentali prevede infatti anche un riconoscimento iniziale di Israele da parte del Libano, un passo che segnerebbe una svolta nella storia dei rapporti tra i due Paesi e che potrebbe aprire la strada a un accordo più ampio di stabilizzazione regionale.
La proposta elaborata dalla diplomazia francese viene esaminata da Israele e dagli Stati Uniti mentre la situazione militare sul terreno resta estremamente instabile. Funzionari israeliani e americani hanno indicato che lo Stato ebraico sta valutando un’espansione significativa delle operazioni di terra in Libano con l’obiettivo di assumere il controllo dell’area a sud del fiume Litani e smantellare le infrastrutture militari di Hezbollah. Se questa decisione venisse attuata, si tratterebbe della più grande offensiva terrestre israeliana nel Paese dal 2006 e segnerebbe un salto di scala nel confronto regionale che coinvolge indirettamente anche l’Iran.
Proprio per evitare questo scenario Parigi e Washington stanno cercando di costruire un canale politico che permetta di fermare l’escalation. Secondo serie indiscrezioni, Stati Uniti e Francia stanno lavorando per organizzare al più presto incontri diretti tra rappresentanti israeliani e rappresentanti del governo libanese. L’obiettivo immediato sarebbe un cessate il fuoco accompagnato da un’intesa in base alla quale lo Stato libanese assumerebbe la responsabilità del disarmo di Hezbollah e del controllo delle attività militari sul proprio territorio.
Il progetto diplomatico francese prevede una sequenza precisa di passaggi politici e militari. Israele e Libano dovrebbero avviare negoziati sostenuti da Stati Uniti e Francia per arrivare entro un mese a una dichiarazione politica congiunta. I colloqui partirebbero a livello di alti funzionari diplomatici per poi passare eventualmente a un livello politico più alto, con Parigi indicata come possibile sede delle trattative. Il presidente francese Emmanuel Macron si è già mosso in questa direzione dichiarando di aver parlato con il presidente libanese Joseph Aoun, con il primo ministro Nawaf Salam e con il presidente del Parlamento Nabih Berri per cercare di impedire che il Libano scivoli nel caos.
Secondo le fonti citate da Ravid, la dichiarazione politica includerebbe un riconoscimento iniziale di Israele da parte del Libano e un impegno esplicito del governo libanese a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dello Stato ebraico. Le due parti riaffermerebbero inoltre il proprio sostegno alla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che aveva posto fine alla guerra del 2006, e all’accordo di cessate il fuoco raggiunto nel 2024.
Il punto più delicato riguarda naturalmente Hezbollah. Il piano prevede che il governo libanese si impegni a impedire attacchi contro Israele dal proprio territorio e ad attuare un programma di disarmo dell’organizzazione sciita, vietandone l’attività militare nel Paese. Nel quadro dell’intesa l’esercito libanese verrebbe ridispiegato a sud del Litani mentre Israele si ritirerebbe entro un mese dai territori occupati dall’inizio dell’attuale guerra.
Il monitoraggio del cessate il fuoco resterebbe affidato al meccanismo guidato dagli Stati Uniti già utilizzato negli ultimi anni per gestire le violazioni lungo il confine. Le forze della missione UNIFIL avrebbero il compito di verificare il disarmo di Hezbollah nella zona a sud del Litani mentre una coalizione internazionale operante sotto mandato del Consiglio di Sicurezza dovrebbe supervisionare il processo nel resto del Libano.
Il piano contiene anche un passaggio politico destinato a segnare una svolta storica nei rapporti tra i due Paesi. Beirut dichiarerebbe la propria disponibilità ad avviare negoziati per un patto permanente di non aggressione con Israele. Secondo le fonti citate da Ravid, un accordo di questo tipo potrebbe essere firmato entro due mesi e comporterebbe formalmente la fine dello stato di guerra tra Israele e Libano, rimasto in vigore sin dalla nascita dello Stato ebraico nel 1948.
Sul piano diplomatico i movimenti sono già iniziati. Il presidente libanese Joseph Aoun ha nominato una squadra incaricata di preparare eventuali colloqui con Israele mentre a Gerusalemme il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affidato all’ex ministro Ron Dermer il compito di coordinare la gestione del dossier libanese e di guidare eventuali negoziati con Beirut. Dermer negli ultimi giorni ha partecipato a diverse riunioni del gabinetto ristretto ed è diventato l’interlocutore principale nei contatti con l’amministrazione Trump.
Anche Jared Kushner, genero dell’ex presidente americano e figura centrale nella diplomazia mediorientale della precedente amministrazione, sarebbe coinvolto nel tentativo di facilitare i contatti tra le parti. I colloqui diretti, se verranno avviati, difficilmente si terranno a Naqoura come in passato, soprattutto a causa dei combattimenti lungo la linea di contatto. L’ipotesi più concreta è quella di un incontro in un Paese terzo e Parigi ha già fatto sapere di essere pronta a ospitare i negoziati.
Nonostante questo intenso movimento diplomatico, sul terreno la guerra continua a seguire una logica propria. Israele prevede comunque di espandere le operazioni militari in Libano anche mentre si discutono possibili accordi politici. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha osservato che difficilmente la via diplomatica riuscirà a impedire un’operazione di terra su larga scala e che saranno probabilmente le Forze di difesa israeliane a svolgere la parte più dura del lavoro di smantellamento delle strutture militari di Hezbollah.
Allo stesso tempo alcuni osservatori ritengono che il conflitto possa aprire uno spazio politico completamente nuovo all’interno del Libano. Secondo fonti coinvolte nei contatti diplomatici, anche una parte del governo libanese vede ormai nel disarmo di Hezbollah una condizione necessaria per ricostruire la sovranità dello Stato e uscire dalla crisi permanente degli ultimi anni. In questa prospettiva la guerra potrebbe trasformarsi, paradossalmente, nel passaggio che conduce a una nuova fase politica per il Libano e per l’intero equilibrio del Levante.
La Francia tenta la via diplomatica tra Israele e Libano