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⌥ La flottiglia dei conti correnti

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Per mesi e mesi, se non per anni, la Flotilla è stata dipinta come una romantica spedizione umanitaria. Una manciata di attivisti coraggiosi, qualche barca sgangherata, bandiere al vento e l’immancabile retorica della solidarietà globale secondo un copione che funzionava perfettamente nell’opinione pubblica occidentale con Israele nella parte del cattivo e gli attivisti nella parte dei coscienziosi salvatori del mondo. Poi però, ogni tanto, la realtà fa capolino.

Le autorità tunisine hanno arrestato due attivisti legati alla Flotilla con accuse che hanno poco a che vedere con l’eroismo marittimo e molto con il denaro. Riciclaggio, appropriazione indebita, donazioni finite chissà dove. La notizia, naturalmente, non ha lo stesso fascino delle immagini delle barche che sfidano i blocchi navali. Ma è proprio lì che si capisce qualcosa di più sul funzionamento di questo piccolo teatro politico galleggiante.

Ancora più interessante è l’esperimento raccontato da un’inchiesta giornalistica: basta aprire una raccolta fondi online, inserire un nome, una foto, una storia plausibile e in pochi minuti iniziano ad arrivare soldi. Donazioni anonime, contributi emotivi, generosità senza verifiche. Il meccanismo è semplice: l’indignazione è un carburante formidabile, soprattutto quando nessuno controlla il serbatoio.

Così la Flotilla non è soltanto una barca. È un modello. Una macchina simbolica che trasforma l’attivismo in raccolta fondi permanente. Più il racconto è drammatico, più la cassa suona. Più la causa è gridata, meno qualcuno si prende la briga di chiedere dove finiscano i soldi.
Questo non significa che ogni donazione sia truffa o che ogni attivista sia un imbroglione. Significa però che intorno alla causa palestinese, soprattutto in Occidente, si è costruito un ecosistema dove la trasparenza non è esattamente la prima preoccupazione e dove l’indignazione morale diventa spesso una scorciatoia per evitare le domande più banali: chi passa all’incasso? Chi controlla? Chi rende conto?

La Flotilla naviga da anni in queste acque. Non sempre sono limpide. E quando qualche magistrato o qualche giornalista decide di guardare sotto il ponte, la romantica barchetta della solidarietà improvvisamente assomiglia molto a un conto corrente senza revisori.


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