A Roma le transfemministe di “Non una di meno” cacciavano dal corteo dell’8 marzo un gruppo di iraniani che volevano partecipare per ricordare le donne uccise dal regime (fondato proprio sulla violenza di genere, il patriarcato, il maschilismo, il machismo e il sessismo…) e pochi giorni prima, a Manchester, due sostenitori dello stesso regime, a cavallo e con tanto di fasce al braccio, pattugliavano le strade inseguendo chi protestava contro quel regime. Which regime? Quale regime? Anche in Inghilterra o in Italia, dove non ci sono “regimi”, gli iraniani sono vittime di odio, esclusione e violenza muscolare: in Italia cacciati da una manifestazione e a Manchester braccati da due “mujahideen a cavallo” pro-ayatollah che inseguono i sostenitori anti-regime, come ben si vede in un video diventato virale sui social media. Tra le altre cose, il video testimonia che la polizia li ferma, scambia alcune parole con loro ma poi li lascia continuare a intimidire i manifestanti, un fatto che ha scatenato molta indignazione.
Secondo le informazioni disponibili, l’incidente è avvenuto giovedì marzo durante proteste rivali organizzate da sostenitori pro-Khamenei e da manifestanti anti-regime iraniano e i due uomini a cavallo sarebbero fedeli alla Guida Suprema Ali Khamenei.
Ignari o indifferenti al fatto di trovarsi in un Paese non governato dalla sharia, i due hanno caricato i manifestanti che portavano la bandiera iraniana pre-rivoluzione islamica, con l’emblema del Leone e del Sole. L’episodio ha colpito per la violenza e per il contesto: non l’Afghanistan talebano, ma Manchester, una delle principali città del Regno Unito.
La reazione della polizia britannica ha poi suscitato ulteriori critiche. Ai passanti che chiedevano agli agenti perché non intervenissero, la risposta era: “Con il massimo rispetto, cosa volete che facciamo? Tirarli giù da cavallo?”. Secondo molti commentatori, l’episodio sarebbe l’esplicita dimostrazione di un doppio standard adottato dalla polizia britannica, che tratta con severità chi posta contenuti anti-immigrazione sui social, ma non interviene con la stessa determinazione contro atti intimidatori di criminali islamisti.
Il video ha del resto raggiunto milioni di persone nel Regno Unito e nel mondo, scatenando commenti duri contro la gestione dell’ordine pubblico da parte delle autorità britanniche, definite “codarde” e “traditrici” da numerosi utenti.
L’incidente è avvenuto pochi giorni dopo che il primo ministro Keir Starmer aveva ospitato, il 3 marzo, un iftar del Ramadan nella Westminster Hall. Durante l’evento Starmer aveva elogiato i musulmani definendoli “il volto della Gran Bretagna moderna” e celebrando la loro storia di successo in termini di diversità. Rivolgendosi a parlamentari, leader della comunità e attivisti, il primo ministro aveva condannato presunte ondate di odio contro i musulmani britannici, attribuendole alla “retorica di estrema destra e alla disinformazione”. Nel medesimo evento Starmer aveva anche chiarito che, nonostante i primi obiettivi dei recenti attacchi di rappresaglia del regime iraniano includessero una base militare britannica a Cipro, Londra non era coinvolta nelle operazioni congiunte di Stati Uniti e Israele e non avrebbe partecipato ad azioni offensive contro l’Iran.
Queste dichiarazioni, unite all’episodio di Manchester, hanno suscitato forti reazioni tra molti cittadini britannici, tanto che commentatori e utenti dei social hanno definito il primo ministro una “vergogna assoluta”, accusandolo di assecondare i musulmani e di mostrare debolezza davanti a episodi di intimidazione di matrice islamista. In pratica gli hanno dato della “femminuccia”. E no. Stiamo di fronte a uno stereotipo patriarcale. Sarà allora necessario organizzare una manifestazione. Nemmeno “uno di meno”. Eccezion fatta, naturalmente, per gli iraniani liberi, gli ebrei vivi e gli americani desti.
La cavalleria dell’ayatollah