Il 3 gennaio, lo stesso giorno in cui, sei anni fa, il presidente americano Donald Trump aveva fatto eliminare a Baghdad Qassem Soleimani, il comandante delle Forze Qods dei Pasdaran iraniani, responsabile della pulizia etnica in Siria, dell’assedio di Aleppo, e di molteplici attentati terroristi e stragi, le forze speciali americane hanno catturato il dittatore venezuelano Nicolas Maduro, in un’operazione lampo a Caracas che ora probabilmente causerà il crollo del regime castrochavista in Venezuela e metterà in discussione le alleanze con Cina, Cuba, Hezbollah, Iran e Russia, costruite da Hugo Chavez, suo predecessore, e cementate da Maduro stesso. In poche ore le reti sociali si sono scatenate commentando l’evento e come spesso accade, l’analisi risulta molto offuscata da teorie del complotto, difese selettive del diritto internazionale, e prese di posizione che riflettono una scarsa comprensione delle dinamiche geopolitiche. Qui di seguito un piccolo compendio mistificante riguardo a quanto accaduto a Caracas durante il fine settimana e le ripercussioni che comporta:
1. “Ora che Trump ha violato il diritto internazionale rovesciando Maduro e invadendo il Venezuela, la Cina potrà avvalersi del precedente per invadere Taiwan!” La Cina non ha bisogno del diritto internazionale per invadere Taiwan. I regimi autoritari se ne avvalgono solo quando gli serve per avanzare i propri interessi o indebolire i propri avversari. Vladimir Putin non ha atteso che Trump gli desse un pretesto per invadere l’Ucraina, né ha consultato legulei prima di cercare, più di una volta, di assassinare il presidente Vlodymyr Zelens’kyj. Quello che conta invece, per contenere gli impulsi imperialisti e aggressivi di tali avversari, come Russia e Cina, è un segnale forte di deterrenza. Quel che ha fatto Trump il 3 gennaio, insieme al bombardamento degli impianti nucleari iraniani nel giugno 2025, ha l’effetto opposto da quello paventato da chi si preoccupa dell’erosione del diritto. Il grilletto facile di Trump ha un effetto dissuasore, mentre la fuga precipitosa del suo predecessore, Joe Biden, dall’Afghanistan, nel 2021, e la mancata difesa dell’Ucraina da parte di Barack Obama nel 2014, hanno incoraggiato Putin.
2. “È una guerra per il petrolio!” Gli USA hanno continuato a comprare petrolio venezuelano durante quasi tutto il periodo della dittatura castrochavista. Se quello che volevano era solo il petrolio venezuelano era più facile accordarsi con il regime. La stessa accusa mossa all’America nel 2002-2003 alla vigilia della guerra in Iraq rifà capolino, ma come allora è fuori luogo e ignora volutamente chi invece ha saccheggiato le risorse petrolifere del Venezuela grazie a Maduro: in primo luogo la Russia e l’Iran che hanno trafficato in petrolio, prodotti raffinati come benzina e oro venezuelano ottenuto sottocosto in cambio di aiuti militari, tecnologici e ideologici. Chiudere a Vladimir Putin e Ali Khamenei una porta d’accesso nei Caraibi è un obiettivo importante e condivisibile. Se poi gli USA vanno a prendersi i contratti per ricostruire un paese distrutto dalla cupidigia e l’arroganza del socialismo sudamericano tanto meglio, prima di tutto per i venezuelani.
3. Il petrolio venezuelano, il regime lo usava non solo per trafficare con Russia e Iran ma anche per tenere a galla la dittatura cubana e arricchire la nomenclatura del partito al potere. Se l’azione americana causa anche uno scossone a L’Avana e magari ora cade anche il castrismo a Cuba, tanto meglio.
4. “L’invasione del Venezuela è come l’Iraq, una guerra infinita!” L’azione americana si è già conclusa e, a quanto pare, ha avuto successo anche grazie alla coordinazione con parte delle forze militari in Venezuela. L’America non ha invaso il Venezuela né ha iniziato una guerra. Ha lanciato un’operazione militare in appoggio a un’azione di polizia per l’arresto di un narcotrafficante. L’operazione è durata un’ora, a quanto appurato finora non ha fatto vittime civili &e ha causato il collasso di un regime dittatoriale illegittimo, che ha usurpato il potere sovrano del suo popolo in due elezioni consecutive. Tra l’altro esiste un precedente, la cattura di Noriega a Panama nel 1990. Nessuno allora si scompose.
5. “Le accuse di narcotraffico sono un pretesto imperialista!” La droga che dal Sud America si dirige negli Stati Uniti e in Europa non passa solo da Colombia ed Ecuador ma anche dal Venezuela, oltre che altri paesi della regione (Argentina, Brasile, Cile, Panama, Guatemala, Honduras, Perù come porti, e altri paesi come transito). L’istanza appena pubblicata dal Dipartimento di Giustizia americano fa luce sui capi d’accusa contro Maduro & co., ma la cooperazione tra il suo regime e le FARC colombiane per il transito della cocaina è cosa nota e documentata.
6. “Trump vuole prendersi le risorse del Venezuela!” A prendersele, portandole via ai venezuelani, ci hanno già pensato gli iraniani, i russi, e tanti altri, che da anni assistono la cupola mafiosa che governa il paese in cambio di accesso alle sue vaste ricchezze naturali. Una transizione democratica dove la devastata infrastruttura del paese verrà ricostruita con standard occidentali, a tutela dell’ambiente, e con i proventi investiti a beneficio dei venezuelani, sarà meglio del saccheggio messo in atto dai rapaci alleati autoritari di Maduro.
Infine, vale la pena aggiungere due considerazioni sulle ripercussioni globali dell’azione appena conclusasi. Primo, la cattura di Maduro avviene meno di ventiquattr’ore dopo che Trump ha avvertito il regime iraniano, in un post sui social, che la continuazione della repressione contro i civili porterebbe un intervento militare americano a loro tutela. Se a qualcuno, specie a Teheran, è venuta l’idea che Trump facesse lo sbruffone, quanto accaduto a Caracas – compreso il bombardamento di una fabbrica di droni iraniani costruiti in Venezuela su licenza – inviterà gli ayatollah a prenderlo sul serio. Secondo, proprio riguardo ancora a Iran e Hezbollah, il Venezuela è stato per anni la loro porta d’accesso all’America Latina. Il Venezuela è il quartier generale della propaganda iraniana nella regione. Ha facilitato l’evasione delle sanzioni contro l’Iran e l’introduzione di armi iraniane nel teatro regionale (vedi sopra). L’Iran ha preso il controllo di parte dell’infrastruttura petrolifera venezuelana in cambio di aiuti forniti al Venezuela nel 2020. Esiste un ponte aereo tra Teheran e Caracas, gestito dagli aerei della compagnia venezuelana Conviasa, aerei che Caracas ha acquistato (a caro prezzo) dagli iraniani. Esiste una forte presenza di Hezbollah in Venezuela. A Caracas i Pasdaran hanno recentemente coordinato un complotto per assassinare l’ambasciatore israeliano a Città del Messico. La lista è ancora lunga.
La caduta di Maduro potenzialmente mette tutto questo in discussione. Le conseguenze geopolitiche, ben oltre la regione, sono importanti e con possibili ricadute benefiche per gli interessi occidentali, specie se la transizione del potere a Caracas ripristinerà la democrazia. Senza l’intervento americano nulla di tutto ciò sarebbe possibile. Un dittatore in meno nel mondo. Bisognerebbe festeggiare, non cavillare.
Emanuele Ottolenghi
Senior Research Fellow presso il Center for Research of Terror Financing (CENTEF)
La Caduta di Maduro
La Caduta di Maduro

