Alla fine della seconda guerra mondiale circa 350-400.000 ebrei rumeni riuscirono miracolosamente a restare in vita. Il miracolo proseguì con l’emigrazione di questa comunità verso la Palestina Mandataria a partire dal 1945 e verso il minuscolo, nascente Stato di Israele dal 1948 in avanti. Una straordinaria combinazione di personaggi e situazioni portò questa operazione a compimento. La mia narrativa sarà un misto di informazioni precise corredata da aspetti personali. Il tema mi è troppo caro, non riesco a essere distaccato.
Tra il 1945 e inizio 1948 tale emigrazione verso la Palestina dovette fare i conti con il rifiuto dei britannici di lasciare scendere i passeggeri dalle navi. Gli inglesi, guidati da un governo laburista decisamente ostile (impossibile non ricordare l’odiato ministro degli esteri Ernest Bevin), istituirono a Cipro dei campi di raccolta per giovani ebrei che cercavano di arrivare in Palestina. Per gli ebrei, questa ondata migratoria porta il nome di Aliyat haNoar (l’emigrazione della gioventù). Per farne parte, alla partenza, un giovane doveva dimostrare di avere diciassette anni di età. Il fratello minore, e mio zio, di mia madre aveva ancora 16 anni. Falsificò i documenti per poter andare. Finì a Cipro a gennaio del 1948 e poi fu liberato verso aprile quando ormai era chiaro che gli inglesi stavano per lasciare il territorio.
In Romania, nel mese di novembre 1947, una donna dal nome di Ana Pauker divenne ministro degli esteri e vice primo ministro del governo comunista rumeno. Il suo vero nome era Hana Rabinsohn ed era figlia di una povera famiglia ebraica religiosa. Comunista fanatica dalla prima ora, venne poi chiamata la “Stalin in gonnella”. Fu spietatamente comunista, ma questo aspetto non riguarda questo scritto. Durante i suoi anni al potere fino al 1953, quando fu allontanata con la tipica accusa comunista di tradimento, permise a 100.000 ebrei rumeni circa di emigrare in Israele. Tra questi, nel 1948, la sorella maggiore di mio padre e la sua famiglia.
Seguirono anni di stasi, ma date le gravi condizioni dell’economia, lo stato rumeno decise di riaprire i confini agli ebrei per emigrare. Il grande fratello russo derubò spietatamente la Romania di ogni bene, dall’alimentare alle risorse minerarie. La Romania comunista riprese a vendere i propri ebrei, per soldi, e, questa fu una novità, attraverso il baratto.
Entra in scena un uomo d’affari britannico, l’ebreo Henry Jacober che possedeva diverse fattorie per l’allevamento di bestiame: vacche, tori da monta, ovini. Comincia un vero e proprio scambio, tot ebrei per tot bovini. In seguito l’operazione fu estesa anche a utensili e macchinari. Nel 1961 tale scambio prese a funzionare a pieno regime. Perché è importante l’anno 1961? Perché è l’anno che la mia famiglia, me compreso, lasciò la Romania per andare in Israele.
Di questo passo, la stragrande maggioranza degli ebrei rumeni si trasferì in Israele, un gruppo di circa 350.000 anime: medici, ingegneri, professori, tecnici, attori, uomini dello sport (tra questi un cugino di mia madre che divenne arbitro internazionale di pallavolo), molti di loro poliglotti, insomma il meglio. Per Israele fu una manna dal cielo, una comunità che, venendo da un paese comunista, non abituata a fare politica, non creò alcun problema, ciascuno fece il proprio lavoro con coscienza e accettò di buon grado la difficile vita di Israele di quei tempi.
Oggi nel 2026 sono rimasti in Romania solo 2500 ebrei, ma quella fattiva comunità ebbe un ruolo determinante nel consolidamento dello stato ebraico.
A questo punto sorge in me una curiosità: con quale animale fui barattato io che allora avevo compiuto tredici anni? Mi piace pensare che fosse un bel vitellino.
Fonte: I siti in lingua rumena sono stati una sorprendente fonte di informazioni preziose, in particolare gli estratti da un libro di Radu Ioanid “Securitatea ṣi vậnzarea evreilor. Istoria acordurilor secrete dintre Romậnia ṣi Israel”. Tradotto, più o meno: Gli accordi segreti tra la Romania e Israele per la vendita degli ebrei rumeni.
La alyiah degli ebrei rumeni verso Israele

