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Israele. Sotto il livello del mare, la nuova geografia del potere

Cavi, corridoi digitali e rivalità regionali: Israele da terminale periferico a snodo conteso tra Europa e Asia

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 4 min
Israele. Sotto il livello del mare, la nuova geografia del potere

La mappa del potere corre silenziosa sotto il livello del mare, dove fasci di fibra ottica trasportano oltre il novantacinque per cento del traffico intercontinentale mondiale. In quell’infrastruttura invisibile si decide chi è un semplice terminale della rete globale e chi, invece, diventa un passaggio obbligato. Negli ultimi anni Israele sta scivolando da una condizione all’altra, e non è un dettaglio tecnico, perché la posizione in cui si collocano i cavi oggi costruisce interdipendenze che durano decenni.

Il caso più evidente è Blue-Raman, il sistema sviluppato da Google che unisce Europa e India attraverso un doppio segmento, Blue nel Mediterraneo fino a Israele e Raman lungo il Mar Rosso verso Aqaba, l’Arabia Saudita e l’Asia meridionale. Si tratta di una deviazione strategica rispetto al tradizionale passaggio egiziano, che per anni ha concentrato una quota significativa dei flussi tra Europa e Asia. L’Egitto ne ha tratto ricavi e influenza, ma anche una vulnerabilità che gli incidenti nel Mar Rosso hanno reso evidente, mostrando quanto un collo di bottiglia geografico possa ripercuotersi sui mercati globali. Con Blue-Raman, una parte dei dati che alimentano cloud, finanza e intelligenza artificiale passa ora attraverso Israele in modo strutturale, e questo modifica la percezione del suo ruolo.

A quel tracciato si aggiunge il progetto Centurion, concepito per collegare India e Golfo al Mediterraneo e quindi all’Europa, distribuendo rischi e capacità. Anche qui Israele figura come anello di transito in un sistema più ampio, capace di aggiungere decine di terabit al secondo. Numeri che magari al grande pubblico dicono poco, ma che per le grandi piattaforme digitali equivalgono a data center, investimenti, occupazione qualificata e peso negoziale. Quando più cavi atterrano in un Paese, le aziende valutano dove collocare server e infrastrutture di backup, e gli Stati comprendono che la sicurezza fisica delle coste diventa sicurezza economica.

In questo scenario si inserisce l’East to Med Data Corridor, promosso con Arabia Saudita e Grecia nell’ambito delle ambizioni saudite di Vision 2030 e della volontà di Atene di consolidarsi come porta meridionale dell’Unione europea. La notizia, rilanciata da fonti regionali, secondo cui Riyadh starebbe valutando una rotta alternativa attraverso la Siria, scavalcando Israele, è un vero e proprio segnale politico. Un corridoio che dipende da un punto di transito crea dipendenze e, dal punto di vista saudita, ridurre la centralità israeliana può apparire coerente con un clima regionale che negli ultimi mesi si è fatto più teso.

Una scelta tutt’altro che neutra sul piano operativo. Un cavo intercontinentale richiede stabilità regolatoria, accesso continuo e capacità di intervenire rapidamente in caso di danni. La Siria resta un territorio attraversato da incertezze profonde, con un controllo che vede la Turchia giocare un ruolo non secondario. Optare per quella rotta significherebbe assumere un rischio maggiore in nome di un obiettivo strategico, e questo sposta la discussione dal mero calcolo economico alla competizione geopolitica.

La Grecia, dal canto suo, ha intensificato negli ultimi anni la cooperazione con Israele e Cipro nei settori dell’energia e della sicurezza, consapevole che le infrastrutture sottomarine necessitano di un ambiente marittimo stabile e di deterrenza credibile. Le iniziative trilaterali, comprese quelle militari, non sono separate dai cavi, perché proteggere una rotta digitale equivale a proteggere una rotta energetica.

La questione riguarda l’intera mappatura dei flussi del Medio Oriente nel decennio del cloud e dell’intelligenza artificiale. Se Israele consolida il proprio ruolo nei corridoi tra Europa e Asia, diventa un nodo che attira capitali e responsabilità; se viene aggirato, resta connesso ma perde centralità. La geografia, anche nell’era del virtuale, continua a contare, e sotto il livello del mare si combatte una partita che decide chi, domani, siederà al crocevia dei dati globali.

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