Israele è una democrazia forte mentre in Italia ci viene proposta quotidianamente una visione distorta della sua realtà. È l’unico paese al mondo minacciato nella sua stessa esistenza. È lasciato solo a combattere contro l’odio dell’Islam politico organizzato in regimi sanguinari e organizzazioni terroristiche dotate di una micidiale capacità offensiva. Da coloro che non arrivano a minacciare la sua esistenza, anzi a parole ne difendono la sopravvivenza, è però osservato con la lente di ingrandimento; sono scandagliate tutte le sue prese di posizione, i suoi atti legislativi, le sue dinamiche sociali, le sue azioni militari, le sue scoperte e innovazioni. Un’attenzione ossessiva, condizionata da un imponente pregiudizio negativo.
Ne emerge una realtà distorta, lontana dalla realtà. Dunque, Israele è un paese di apartheid, l’innovazione tecnologica è finalizzata alla guerra e al male assoluto, l’obiettivo strategico è colonialista, è un paese occupante, vuole sterminare i palestinesi, vuole impedire ai cattolici di professare la loro fede.
Il leader dell’opposizione alla Knesset (il parlamento di Gerusalemme) Yair Lapid ha concesso un’intervista a Settettobre che pubblichiamo oggi, nei giorni cruciali e drammatici della guerra contro l’Iran e della guerra senza fine di Israele contro i suoi sanguinari nemici.
Lo scontro tra maggioranza e opposizione, in Israele, è durissimo. Lapid è il primo avversario di Netanyahu e, insieme agli altri leader dell’opposizione, sta lottando per vincere le prossime elezioni e mandare a casa il suo governo. Il terreno di scontro è vasto: dalle responsabilità non ancora indagate del massacro del 7 ottobre ai privilegi per gli Haredim, dalle indagini giudiziarie alla legge sulla pena di morte, ai ristori per i kibbutz e per le famiglie vittime del 7 ottobre e della guerra, dal sistema giudiziario al mondo dell’informazione.
Ma la durezza e la profondità di questo scontro non fanno perdere al leader dell’opposizione la lucidità necessaria per denunciare il crescente antisemitismo in Occidente, l’ambiguità delle posizioni dei governi europei, il rischio del collasso morale dei nostri paesi che cedono alla propaganda dell’Islam politico. Lapid non nega la necessità della guerra, non usa nessuna retorica pacifista, non invoca il dialogo e non recita lo slogan vuoto dei due popoli, due stati. Spiega all’Italia e all’Europa che la guerra contro l’Iran e i suoi proxy riguarda direttamente l’Europa, che l’Islam politico odia Israele perché è una democrazia occidentale, che la sua minaccia è rivolta anche all’Europa e alla sua stabilità. Che l’ambiguità europea rafforza il regime di Teheran. Lapid ci spiega che la guerra che sta conducendo il governo, a cui lui fa opposizione, è giusta perché persegue la sicurezza degli israeliani, e si aspetta, prima che sia troppo tardi per gli europei, che si ravvedano e che si schierino al fianco di Israele.
Leggetele: sono le parole del leader dell’opposizione di un paese democratico, un’opposizione che da più di tre anni, ogni sabato sera, porta centinaia di migliaia di persone in piazza a protestare contro il governo. Il messaggio è chiaro e forte ed è teso a proteggere il proprio paese. Non c’è il minimo distinguo sulle scelte politiche e sulle strategie militari. Non fa propaganda per il suo partito, non umilia il governo. Ma le avete sentite le interviste che rilasciano i leader dell’opposizione italiani che si ergono a censori dello Stato di Israele?
Israele sotto assedio. L’avvertimento di Lapid che non possiamo ignorare