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Israele sale nella classifica mondiale delle armi e supera il Regno Unito

Il rapporto SIPRI fotografa una crescita inattesa dell’export militare israeliano mentre il commercio globale di armamenti accelera e l’Europa torna a riarmarsi

Shira Navon

Tempo di Lettura: 5 min
Israele sale nella classifica mondiale delle armi e supera il Regno Unito

L’industria militare israeliana ha conquistato una posizione che fino a pochi anni fa sembrava difficilmente raggiungibile. Secondo il nuovo rapporto pubblicato dallo Stockholm International Peace Research Institute, uno dei centri di ricerca più autorevoli al mondo nel monitoraggio del commercio di armamenti, Israele è diventato il settimo esportatore globale di sistemi militari e ha superato per la prima volta il Regno Unito nella classifica dei fornitori di armi. Nel periodo compreso tra il 2021 e il 2025 la quota israeliana nel mercato mondiale è salita al 4,4 per cento, mentre nel quinquennio precedente si fermava al 3,1. Nello stesso arco di tempo la quota britannica si è attestata al 3,4 per cento.

La graduatoria mondiale rimane guidata con largo distacco dagli Stati Uniti, che controllano circa il 42 per cento delle esportazioni globali di armamenti e che hanno ampliato ulteriormente la distanza dai concorrenti rispetto al periodo 2016–2020. Alle spalle di Washington compaiono la Francia con il 9,8 per cento, la Russia con il 6,8, la Germania con il 5,7, la Cina con il 5,6 e l’Italia con il 5,1. Israele segue immediatamente dopo questo gruppo, consolidando una presenza che negli ultimi anni si è trasformata da nicchia tecnologica a segmento stabile del mercato globale della difesa.

Il dato appare ancora più significativo se lo si colloca nel contesto politico e militare degli ultimi anni. Il periodo analizzato dal rapporto coincide infatti con una fase di guerra aperta per Israele, impegnato in operazioni contro Hamas nella Striscia di Gaza e coinvolto indirettamente in una serie di fronti regionali che comprendono Iran, Libano, Siria e Yemen. Una situazione che ha costretto lo Stato ebraico a destinare grandi quantità di sistemi militari alla propria sicurezza interna, mentre diversi governi occidentali annunciavano restrizioni o sospensioni nella cooperazione militare a causa delle polemiche legate al conflitto di Gaza. Nonostante questo clima, la quota israeliana nel commercio globale di armi ha continuato a crescere.

La ragione principale di questa espansione si trova nel settore della difesa antimissile, un ambito nel quale Israele ha investito per decenni e che oggi rappresenta una delle tecnologie più richieste in un mondo attraversato da nuove tensioni militari. Sistemi come Arrow, Iron Dome e David’s Sling sono diventati punti di riferimento per molti paesi che temono la proliferazione di missili balistici e droni armati. La vendita del sistema Arrow 3 alla Germania, finalizzata nel 2025, costituisce il più grande contratto militare mai firmato da Israele e ha segnato un passaggio simbolico nella cooperazione strategica tra Gerusalemme e Berlino.

I dati raccolti dal SIPRI mostrano inoltre che l’Europa è diventata uno dei principali mercati per l’industria israeliana della difesa. Circa il 41 per cento delle esportazioni israeliane è destinato a paesi europei, mentre il 40 per cento raggiunge l’Asia e quote più ridotte si dirigono verso le Americhe e l’Africa. Tra gli acquirenti più importanti figurano Corea del Sud, Germania, Filippine, Singapore e Marocco. Il caso marocchino rivela un rafforzamento evidente dei rapporti strategici dopo gli Accordi di Abramo, dal momento che quasi un quarto degli armamenti acquistati da Rabat proviene oggi da aziende israeliane.

Il mercato più importante resta comunque quello indiano. L’India assorbe oltre la metà delle esportazioni militari israeliane e la cooperazione tra i due paesi ha ricevuto un ulteriore impulso durante la recente visita del primo ministro Narendra Modi in Israele, quando sono stati annunciati accordi per circa dieci miliardi di dollari relativi a sistemi di difesa aerea e droni avanzati. Questi contratti non rientrano ancora nei dati del rapporto SIPRI e verranno registrati nei prossimi anni, il che suggerisce che la posizione israeliana nel mercato globale potrebbe rafforzarsi ulteriormente.

Il rapporto mette in luce anche un aspetto meno discusso della politica industriale israeliana. Israele rimane infatti allo stesso tempo un grande importatore di armamenti e occupa il quattordicesimo posto nella classifica mondiale degli acquirenti. La maggior parte dei sistemi acquistati proviene dagli Stati Uniti, che forniscono circa il 68 per cento delle importazioni israeliane, mentre la Germania copre il 31 per cento grazie soprattutto ai programmi navali e ai sottomarini di classe Dolphin. L’Italia compare con una quota molto più limitata.

Sul fondo di questa fotografia emerge una trasformazione più ampia del panorama strategico internazionale. Il commercio globale di armi è aumentato di oltre il nove per cento rispetto al quinquennio precedente e l’Europa ha triplicato le proprie importazioni militari, diventando la principale area di domanda. Dopo decenni di riduzione delle spese militari, il continente si trova oggi a confrontarsi con una nuova fase di riarmo, alimentata dalla guerra in Ucraina e dall’instabilità del Medio Oriente.

In questo scenario Israele occupa una posizione peculiare. Il Paese rimane un laboratorio tecnologico dove sistemi sviluppati per esigenze di sicurezza nazionale vengono rapidamente trasformati in prodotti destinati al mercato internazionale. La crescita dell’export militare racconta dunque qualcosa di più di un semplice successo commerciale, perché riflette l’evoluzione di un settore industriale che negli ultimi decenni si è saldato con le trasformazioni della geopolitica globale.


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