Home > Attualità > Israele-Iran. Il filo che non si spezza

Israele-Iran. Il filo che non si spezza

Un dossier mostra come Teheran stia lavorando alla ricostruzione militare di Hezbollah.

Shira Navon

Tempo di Lettura: 3 min
Israele-Iran. Il filo che non si spezza

C’è un’idea che a Gerusalemme circola da tempo e che ora Israele ha deciso di mettere nero su bianco davanti all’alleato americano: separare Iran e Hezbollah è un errore fatale e un’illusione diplomatica. Il dossier presentato dal primo ministro Benjamin Netanyahu all’amministrazione degli Stati Uniti, e discusso anche con il presidente Donald Trump, parte proprio da qui, e cioè da un legame strutturale che non è mai stato reciso e che oggi, dopo mesi di guerra e colpi subiti, Teheran sta cercando di rinsaldare con metodo.

Secondo fonti della sicurezza israeliana, l’Iran non si limita a incoraggiare Hezbollah ma ne è il motore con finanziamenti sostanziosi, know-how e uomini. Una macchina che ha ripreso a girare con l’obiettivo di ricostruire ciò che è stato danneggiato, dagli arsenali alle catene di comando e alle infrastrutture. Il dossier consegnato a Washington elenca rotte di contrabbando attive attraverso la Siria, il coinvolgimento diretto di ufficiali della Guardia Rivoluzionaria e della Forza Quds, flussi finanziari che passano anche per la Turchia e altri Paesi terzi. Non c’è spazio per l’improvvisazione, insomma. E tutto era noto, solo che ora è anche ben documentato.

Il messaggio politico è chiaro: se vogliamo parlare seriamente di stabilità regionale, non si può fingere che Hezbollah sia un problema locale dello Stato libanese ma invece è una proiezione avanzata dell’Iran, uno strumento strategico lungo il confine nord di Israele. Per questo, spiegano fonti israeliane, le arene devono essere collegate sia ilitarmente che diplomaticamente.

La tempistica non è casuale. Mentre l’attenzione internazionale è catturata dalle proteste interne in Iran, Israele ha scelto di ricordare agli Stati Uniti che Teheran continua a operare all’esterno con la stessa determinazione di sempre e che il fronte libanese resta tutt’altro che spento.
Lo dimostra anche quanto accaduto nelle ultime ore nel sud del Libano. Dopo l’annuncio dell’esercito libanese sul completamento della prima fase del disarmo, le IDF hanno colpito un operatore di Hezbollah nell’area di Zeita. Azione che ha riaperto la distanza tra dichiarazioni ufficiali e realtà sul terreno. Da una parte Beirut rivendica progressi e dall’altra, Israele parla apertamente di una versione ufficiale slegata dai fatti.

La risposta di Hezbollah è stata prevedibile e ha accusato Israele di violare la sovranità libanese, di destabilizzare il Paese, di impedire il ritorno dei civili nelle loro case. Retorica già sentita, che evita accuratamente il nodo centrale che riguarda il riarmo dell’organizzazione con il sostegno iraniano.

Netanyahu ha mantenuto un tono misurato ma fermo e ha riconosciuto gli sforzi del governo libanese, definendoli un inizio. Subito dopo, però, ha chiarito che non sono affatto sufficienti. Finché Hezbollah continuerà a ricostruire la propria infrastruttura militare con l’aiuto di Teheran, il pericolo resterà intatto.

L’obiettivo dichiarato di Israele resta il completo disarmo del sud del Libano, come previsto dagli accordi mediati dagli Stati Uniti e ciò non per una formula diplomatica, ma per una convinzione strategica. Finché il filo tra Teheran e Hezbollah resterà teso e operativo, nessun cessate il fuoco potrà essere considerato definitivo.


Israele-Iran. Il filo che non si spezza
Israele-Iran. Il filo che non si spezza