Restare fermi al semaforo nel cuore della notte, davanti a un incrocio vuoto, appartiene a un’idea di città che sta diventando rapidamente obsoleta, mentre dall’altra parte del mondo una startup israeliana ha deciso di trattare il traffico come un sistema vivo, da osservare e regolare in tempo reale invece che da ingabbiare in cicli rigidi e prevedibili. NoTraffic, fondata a Tel Aviv nel 2017, si muove esattamente in questa direzione e lo fa con una tecnologia che interviene sul punto più sensibile della mobilità urbana, cioè l’incrocio, dove si concentrano congestione, ritardi e una quota significativa degli incidenti stradali.
Il principio è semplice da raccontare e complesso da realizzare, perché combina sensori installati direttamente sulle intersezioni, elaborazione dei dati nel cloud e algoritmi capaci di adattare continuamente i tempi dei semafori al flusso reale dei veicoli e dei pedoni. Invece di seguire una sequenza programmata, il sistema osserva ciò che accade e prende decisioni in pochi istanti, riconoscendo auto, autobus, motocicli, pedoni e persino veicoli di emergenza, ai quali può assegnare priorità operative. Questo significa, in concreto, creare un corridoio immediato per un’ambulanza, evitare ingorghi all’uscita di un evento sportivo o proteggere l’attraversamento davanti a una scuola in orari critici, con una flessibilità che i sistemi tradizionali non possono garantire.
Il punto più interessante, e forse più delicato, riguarda la sicurezza. La piattaforma è in grado di individuare comportamenti a rischio, come un’auto che si avvicina all’incrocio con una velocità incompatibile con il semaforo rosso, e reagire prima che l’infrazione si trasformi in incidente, modificando i tempi o mantenendo il rosso nella direzione pericolosa. È una logica preventiva che sposta il baricentro dalla sanzione alla riduzione concreta del rischio, e i primi dati raccolti negli Stati Uniti indicano che la strada è quella giusta: a Phoenix le violazioni del rosso sono diminuite in modo drastico, mentre a Oklahoma City i tempi di percorrenza hanno registrato un calo significativo.
La crescita dell’azienda segue lo stesso ritmo della sua ambizione. NoTraffic è ormai presente in oltre quaranta Stati americani e in diverse città canadesi, con un nuovo quartier generale nordamericano a Kansas City e una struttura che conta circa 180 dipendenti, di cui una larga parte in Israele. Le autorità locali che hanno adottato il sistema lo considerano uno strumento concreto per affrontare un problema che non riguarda più soltanto la mobilità, ma anche la qualità della vita urbana e l’impatto ambientale delle code.
Il mercato, prevedibilmente, si sta muovendo nella stessa direzione. Aziende come Iteris e Miovision sviluppano soluzioni simili, mentre Google Green Light lavora su modelli basati sui dati storici accumulati dal 2009 da Google Map e sui dati inviati dai GPS attivi a bordo delle auto. Qui si apre una linea di frattura interessante, perché NoTraffic insiste sulla necessità di sensori fisici installati sul territorio, sostenendo che senza una rilevazione diretta non sia possibile garantire sicurezza, soprattutto per chi non è tracciato da un dispositivo, come i pedoni o i ciclisti.
Quello che emerge, al di là della competizione tecnologica, è un cambiamento più profondo nel modo in cui le città pensano se stesse. Il traffico non è più un fenomeno da subire o da regolare con strumenti statici, ma un flusso da governare con sistemi intelligenti che apprendono, reagiscono e si adattano. In questo scenario, l’intuizione di una startup nata a Tel Aviv si inserisce dentro una trasformazione globale che riguarda tutte le metropoli, dove il tempo perso agli incroci e il rischio sulle strade stanno diventando problemi troppo grandi per essere affrontati con soluzioni del passato.
Israele. Arrivano i semafori intelligenti (e non è fantascienza)