È tollerabile che un paese dell’ONU dichiari pubblicamente che intende distruggere una nazione membro dell’ONU stesso? Può una nazione siffatta accedere a nomine come quella di vicepresidente della Commissione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sociale per il periodo 2025-2026, che promuove l’uguaglianza di genere, la democrazia e i diritti sociali, temi sui quali il regime iraniano è frequentemente accusato di gravi violazioni?
La dichiarazione di voler cancellare lo Stato d’Israele non è poca cosa. Come scrive Carlo Levi, giornalista, scrittore, artista, le parole sono pietre, anche se si tratta di parole prive di un significato reale, come la parola Deicidio, riesumata contro Israele e il popolo ebraico dopo che era stata usata e recentemente cancellata dalla Chiesa. La parola Deicidio applicata agli ebrei ha causato milioni di morti nella storia umana. Lo stesso vale per la parola Genocidio, che molti paesi e politici hanno usato in piena libertà per offendere gli ebrei e Israele. Insomma, chi usa le parole per aggredire gli altri non ha poi diritto di appellarsi al diritto universale, che si deve basare innanzi tutto sul rispetto dell’altro, sia singolo sia Stato. Insomma, ci si può appellare al diritto internazionale solo se non lo si tradisce con le parole.
Molti paesi occidentali (e non solo) hanno abusato dell’uso di termini come Genocidio e apartheid per rappresentare Israele senza avere la vera cognizione di ciò che è realmente la società israeliana. È arrivato il momento che tutti coloro che accusano gli ebrei e Israele facciano ammenda e risolvano prima le proprie contraddizioni, che sono molte.
L’ONU non ha condannato l’IRAN quando ha dichiarato la volontà di distruggere Israele (Stato membro dell’ONU) e ha nominato l’IRAN vicepresidente della Commissione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sociale: in questo modo è diventata complice dell’aggressione iraniana, che non promuove l’uguaglianza di genere, la democrazia e i diritti sociali, temi sui quali il regime iraniano è frequentemente accusato di gravi violazioni.
L’opinione pubblica deve stare più attenta a non farsi influenzare da queste chiare violazioni e ad andare alla base dei comportamenti dei singoli Stati.
Iran e ONU: una nomina che interroga la coscienza internazionale