Home > In evidenza > Infiltrata nell’odio. Bussigny dentro l’antisionismo francese

Infiltrata nell’odio. Bussigny dentro l’antisionismo francese

Un anno sotto copertura tra collettivi, campus e piazze. Un libro racconta l’odio per Israele .

Daniele Scalise

Tempo di Lettura: 4 min
Infiltrata nell’odio. Bussigny dentro l’antisionismo francese

Per capire fino a che punto l’antisionismo abbia smesso di essere una posizione politica e sia diventato qualcos’altro, Nora Bussigny ha scelto di non restare in superficie e di entrare nei luoghi dove quell’odio prende forma, si organizza, si legittima e si diffonde. Per circa un anno la giornalista francese, trent’anni, madre nata in Marocco e padre francese, si è infiltrata in organizzazioni anti-israeliane fingendosi un’attivista filo-palestinese, partecipando a manifestazioni, assemblee, discussioni online e incontri universitari, fino a raccogliere materiale sufficiente per un libro che in Francia ha fatto rumore, Les Nouveaux Antisémites, diventato rapidamente un bestseller nonostante il boicottaggio di alcune librerie.

Bussigny racconta un’esperienza che definisce “quasi schizofrenica”, perché richiedeva una vigilanza costante sul linguaggio, sui gesti, perfino sulle espressioni del volto, in ambienti dove la diffidenza è la regola e ogni parola viene pesata. Bastava dire “Israele” invece di “entità sionista” per attirare sospetti, o usare la sigla IDF anziché l’espressione rituale “esercito del genocidio”. Un lessico che non è un dettaglio ma una chiave d’accesso, perché segnala appartenenza e adesione, e che serve a creare un perimetro simbolico dentro il quale l’odio diventa normale, condiviso, persino virtuoso.

Nel libro emerge un dato che Bussigny non aveva previsto all’inizio del lavoro e che considera centrale. L’antisemitismo contemporaneo, mascherato da antisionismo, non è confinato a un solo ambito ideologico ma funziona come un collante tra mondi che storicamente non comunicavano tra loro. Islamisti, attivisti dell’estrema sinistra che si definiscono progressisti, femministe, collettivi LGBTQ e ambientalisti trovano un terreno comune non in un progetto politico positivo, ma nell’ostilità verso Israele e, più in generale, verso gli ebrei identificati come “sionisti”. Prima del 7 ottobre, racconta, pensava che l’unico elemento unificante fosse l’avversione per la polizia; dopo, ha visto come l’odio antiebraico fosse molto più efficace nel creare alleanze.

Bussigny descrive piazze dove slogan a favore della “resistenza armata” convivono senza attriti con bandiere arcobaleno e parole d’ordine femministe, senza che nessuno sembri interrogarsi sulle contraddizioni evidenti, come la persecuzione degli omosessuali o la condizione delle donne nella Gaza controllata da Hamas. In questo cortocircuito, l’indignazione selettiva diventa una forma di cecità volontaria, mentre la radicalizzazione viene presentata come impegno morale.

Il libro ricostruisce anche i legami politici e logistici di alcune organizzazioni, come Urgence Palestine, Palestine Vaincra e Samidoun, mostrando come in Francia abbiano accesso a spazi pubblici, sostegni istituzionali e, in alcuni casi, finanziamenti, nonostante i legami documentati con ambienti estremisti. Un lavoro che le è costato caro. Dalla pubblicazione ha ricevuto minacce di morte, insulti e campagne d’odio sui social, al punto da dover chiedere protezione alla polizia durante gli eventi pubblici. Essere franco-marocchina, spiega, ha aggravato le accuse, trasformandola per molti in una “traditrice” e in una presunta “collaboratrice dei sionisti”.

Una parte del libro è dedicata alla dimensione politica e alla figura di Rima Hassan, europarlamentare di origine siriana, che Bussigny descrive come uno dei volti più influenti dell’antisionismo francese contemporaneo. Secondo la giornalista, Hassan ha saputo spostare in senso radicale una parte significativa del suo partito, grazie a una presenza pervasiva sui social e a un linguaggio che parla direttamente alle generazioni più giovani, con l’avallo del leader Jean-Luc Mélenchon, consapevole del potenziale elettorale di questo discorso.

Nonostante tutto, Bussigny sottolinea anche il sostegno ricevuto da molti ebrei francesi, che vedono nel suo lavoro uno strumento per comprendere meglio ciò che li circonda e per dare un nome a fenomeni spesso minimizzati. Non è un caso che il libro sia dedicato a Régine Scorca-Jacquère, sopravvissuta all’Olocausto e figura della Resistenza, a cui l’autrice ha scelto di legare idealmente il proprio impegno. Un gesto che dice molto su come Bossini interpreti il giornalismo, non come militanza cieca, ma come assunzione di responsabilità di fronte a ciò che si è visto e che non può essere rimosso.


Infiltrata nell’odio. Bussigny dentro l’antisionismo francese
Infiltrata nell’odio. Bussigny dentro l’antisionismo francese