Home > Il Punto > Il Punto. Indonesia, il gigante che non vediamo

Il Punto. Indonesia, il gigante che non vediamo

Economia in crescita, equilibri geopolitici delicati e ruolo chiave tra Cina e Stati Uniti: Jakarta si muove con pragmatismo in uno spazio sempre più competitivo

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
Il Punto. Indonesia, il gigante che non vediamo

Forse prima o poi qualcuno si sveglierà dall’incantesimo e Biancaneve (l’Occidente) aprirà gli occhi e capirà che l’Indonesia non fa rumore ma è un gigante. Uno di quelli veri. E sottovalutati. L’Indonesia un gigante per dimensioni demografiche, peso economico e collocazione geografica, il che ne fa uno degli attori più potenti dell’Indo-Pacifico. Con oltre 270 milioni di abitanti e un’economia che negli ultimi anni ha mantenuto una crescita stabile intorno al 5 per cento, il paese guidato da Joko Widodo ha imboccato una traiettoria che mette insieme sviluppo interno e crescente attenzione alla propria proiezione internazionale, senza cercare visibilità ma accumulando margine di manovra.

Il dato geografico spiega molto di questa evoluzione, perché l’arcipelago indonesiano si estende lungo alcune delle rotte marittime più importanti del mondo, tra l’Oceano Indiano e il Pacifico, e controlla passaggi strategici come lo Stretto di Malacca, attraverso cui transita una quota significativa del commercio globale. In un contesto in cui la competizione tra Stati Uniti e Cina si concentra sempre più su infrastrutture, catene di approvvigionamento e sicurezza marittima, Jakarta si trova nella posizione di poter influenzare equilibri che vanno ben oltre la regione.

La leadership indonesiana ha scelto di non allinearsi in modo rigido a nessuno dei due poli, preferendo una linea pragmatica che le consente di mantenere rapporti economici molto stretti con Pechino, soprattutto per quanto riguarda investimenti infrastrutturali e sviluppo industriale, e al tempo stesso di rafforzare i legami con Washington sul piano della sicurezza e della cooperazione militare. Questo equilibrio richiede una gestione attenta, perché la pressione delle grandi potenze tende a crescere e riduce gli spazi di ambiguità, ma finora Jakarta è riuscita a trasformare questa posizione in un vantaggio.

Sul piano interno, il paese continua a confrontarsi con sfide significative che accompagnano la sua crescita, a partire dalle disuguaglianze territoriali e dalla necessità di modernizzare infrastrutture che restano inadeguate rispetto alle ambizioni economiche. La decisione di trasferire la capitale da Jakarta a Nusantara, nel Kalimantan, riflette proprio il tentativo di ridisegnare l’assetto del paese, alleggerendo la pressione sulla metropoli attuale e creando un nuovo centro amministrativo più sostenibile, anche se il progetto comporta costi elevati e tempi lunghi.

Un altro elemento centrale riguarda le risorse naturali, in particolare il nichel, di cui l’Indonesia è uno dei principali produttori mondiali e che rappresenta un tassello fondamentale per la transizione energetica globale, essendo utilizzato nelle batterie per veicoli elettrici. Il governo ha scelto di limitare l’esportazione di materie prime non lavorate, puntando a sviluppare una filiera industriale interna che aumenti il valore aggiunto e rafforzi l’autonomia economica, una strategia che ha attirato investimenti ma anche tensioni commerciali con partner internazionali.

Nel quadro delle relazioni internazionali, l’Indonesia mantiene un profilo prudente anche rispetto al Medio Oriente, pur essendo il paese a maggioranza musulmana più popoloso al mondo. Non intrattiene relazioni diplomatiche con Israele, ma esistono contatti informali e cooperazioni indirette, soprattutto in ambito tecnologico e commerciale, che indicano un margine di evoluzione possibile, legato anche agli equilibri interni e alle dinamiche regionali.

L’Indonesia appare dunque come un attore che cresce senza forzature, cercando di evitare scelte drastiche e costruendo la propria influenza attraverso una combinazione di stabilità interna, apertura economica e attenzione agli equilibri esterni. In un sistema internazionale che si sta progressivamente frammentando, questa capacità di muoversi tra interessi divergenti rappresenta una risorsa, ma anche una sfida, perché richiede una continuità di gestione che non può essere data per scontata.

Per l’Europa, che continua a guardare all’Asia soprattutto attraverso la lente delle grandi potenze, il rischio è quello di perdere di vista paesi come l’Indonesia, che pur senza cercare un ruolo di primo piano mediatico stanno contribuendo a ridisegnare gli equilibri globali in modo silenzioso ma concreto.


Indonesia, il gigante che non vediamo