L’India contemporanea è un Paese che ha smesso da tempo di considerarsi una potenza emergente e che ragiona ormai come un attore globale a pieno titolo, convinto che il XXI secolo debba parlare anche la sua lingua. Con una popolazione che ha superato quella cinese, un’economia in costante espansione e un peso geopolitico crescente, Nuova Delhi si muove con una sicurezza nuova, spesso spigolosa, che riflette una trasformazione profonda del suo sistema politico e della sua identità nazionale. Al centro di questo passaggio c’è la figura di Narendra Modi, al potere dal 2014, leader carismatico e divisivo che ha ridefinito il modo in cui l’India guarda a sé stessa e al mondo.
Modi guida il Paese attraverso il Bharatiya Janata Party, forza di governo che ha consolidato un’impostazione fortemente nazionalista e improntata all’ideologia dell’hindutva, una visione che pone l’induismo come elemento fondante dell’identità indiana. Questa scelta ha prodotto consenso elettorale, soprattutto tra una classe media in espansione e tra settori popolari che vedono in Modi un uomo capace di decisione e di rottura con l’élite del passato, ma ha anche alimentato tensioni sociali rilevanti. Le minoranze religiose, in particolare musulmani e cristiani, denunciano un clima di crescente esclusione, mentre organizzazioni per i diritti civili segnalano un restringimento degli spazi di critica e una pressione costante su media e opposizioni.
Dal punto di vista economico, l’India mostra indicatori che impressionano, con tassi di crescita tra i più alti al mondo e una strategia industriale volta a trasformare il Paese in un hub manifatturiero e tecnologico alternativo alla Cina. Grandi investimenti in infrastrutture, digitalizzazione e produzione energetica stanno ridisegnando il territorio e attirando capitali stranieri, ma questa corsa non cancella problemi strutturali che restano enormi. La disoccupazione giovanile è una mina pronta a esplodere, le disuguaglianze tra aree urbane e rurali rimangono profonde e una parte consistente della popolazione vive ancora in condizioni di precarietà, spesso invisibile nei racconti trionfalistici della crescita.
A tutto questo si sommano le sfide ambientali, che in India assumono dimensioni drammatiche. L’inquinamento delle grandi città, la gestione delle risorse idriche e l’impatto dei cambiamenti climatici mettono sotto pressione un Paese densamente popolato, costringendo il governo a scelte difficili tra sviluppo rapido e sostenibilità, un equilibrio che finora appare più dichiarato che realmente perseguito.
Sul piano internazionale, Nuova Delhi pratica una politica estera improntata al pragmatismo e alla ricerca di autonomia strategica. L’India rafforza i legami con gli Stati Uniti e con i partner del cosiddetto Indo-Pacifico per contenere l’espansione cinese, ma evita di schierarsi in modo rigido, mantenendo canali aperti con Mosca e dialogando con attori regionali spesso in competizione tra loro. In questo contesto si inserisce il rapporto sempre più stretto con Israele, diventato negli ultimi anni un partner chiave soprattutto nei settori della difesa, della sicurezza e dell’innovazione tecnologica.
La cooperazione militare tra i due Paesi è solida e in crescita, con Israele tra i principali fornitori di sistemi d’arma e tecnologie avanzate all’India, mentre la collaborazione in ambito agricolo, idrico e tecnologico risponde a esigenze concrete di un Paese che deve sfamare e sostenere una popolazione immensa. Questo avvicinamento non ha cancellato la tradizionale posizione indiana a favore della causa palestinese, ma l’ha resa più prudente e meno ideologica, segno di una diplomazia che privilegia gli interessi nazionali rispetto alle vecchie appartenenze simboliche.
L’India di oggi, dunque, è un gigante in movimento, attraversato da contraddizioni profonde e da ambizioni legittime, che cerca di tenere insieme crescita economica, orgoglio identitario e ruolo globale. La sua forza sta nella scala e nella determinazione, ma il rischio è che le fratture interne, se ignorate o represse, finiscano per rallentare proprio quella corsa verso il futuro che Nuova Delhi considera ormai inevitabile.
India, la grande ascesa tra potenza globale, nazionalismo e fragilità strutturali
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