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⌥ In ginocchio da te

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A Pisa, durante una manifestazione a sostegno di Gaza, alcuni vigili del fuoco in servizio e in divisa si sono inginocchiati in piazza per un minuto di silenzio. Il ministero dell’Interno ha aperto una contestazione disciplinare, ritenendo inappropriata la partecipazione alla protesta nelle modalità scelte. Il Pd ha reagito chiedendo l’immediata revoca dei provvedimenti, parlando di interpretazione distorta e di ingiustizia. Ora il punto.
Inginocchiarsi in divisa non è un gesto umanitario ma è una vera e propria dichiarazione politica. Non c’è nulla di neutro, nulla di innocente, nulla insomma di “solo umano” quando si indossa un’uniforme che rappresenta lo Stato. Ed è inutile prendersi per i fondelli: quella divisa non è un’estensione dell’io, né un megafono emotivo e men che mai uno spazio privato in cui esibire la propria sensibilità selettiva.
Il caso di Pisa non riguarda Gaza. Riguarda l’idea, sempre più contestata, che esistano ruoli e confini. Che non tutto sia performance morale. Che lo Stato non debba trasformarsi in un corpo che si inginocchia a comando, seguendo l’emozione giusta del momento.
La reazione del Pd è persino più istruttiva del gesto. Non difende la libertà di coscienza, che nessuno ha messo in discussione, ma il diritto alla militanza simbolica dentro le istituzioni. È un passo ulteriore, e pericoloso e riguarda l’idea che la neutralità sia una colpa e la posa morale un dovere.
Non c’è repressione né censura alcuna, cari miei signori. C’è solo il rifiuto, salutare, di ridurre lo Stato a una platea in cui ciascuno recita il proprio dolore preferito. Oggi non si chiede di rispettare le regole. Si chiede di inginocchiarsi. Chi resta in piedi diventa il problema.


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