Un antico sapere artigianale del Medio Oriente, rimasto per secoli confinato nelle pratiche quotidiane delle società tradizionali, torna oggi al centro della ricerca scientifica internazionale grazie a uno studio realizzato tra Israele e Stati Uniti che propone una soluzione sorprendentemente semplice a uno dei problemi più urgenti del nostro tempo: come raffreddare gli edifici senza aggravare la crisi climatica.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Technion – Israel Institute of Technology di Haifa e Cornell Tech a New York e prende forma attorno a un dispositivo chiamato CeraPiper, un sistema di tubi cavi in ceramica capace di abbassare la temperatura degli ambienti sfruttando esclusivamente l’evaporazione dell’acqua. Il principio fisico è elementare e noto da millenni, ma i ricercatori hanno sviluppato una modalità produttiva che permette di trasformarlo in una tecnologia architettonica adattabile a edifici, serre o spazi urbani.
Alla base del lavoro c’è il designer industriale Ofer Berman, docente associato al Technion, che ha guidato la ricerca sotto la supervisione di Thijs Roumen, professore di Cornell Tech e direttore del Matter of Tech Lab. Il progetto è stato realizzato anche con il contributo di Ethan Zhi Ming Seiz, studente ricercatore dell’università americana. Il gruppo ha deciso di affrontare una questione che negli ultimi anni è diventata centrale nel dibattito climatico globale. L’aumento delle temperature sta rendendo i sistemi di climatizzazione sempre più indispensabili nelle città di tutto il mondo, tuttavia gli stessi condizionatori che raffreddano gli interni degli edifici contribuiscono a riscaldare ulteriormente l’ambiente esterno attraverso il consumo di energia e l’emissione di gas responsabili dell’effetto serra.
Berman ha spiegato che l’idea del progetto nasce proprio da questa contraddizione, che rischia di trasformare il raffrescamento artificiale in una spirale energetica sempre più difficile da controllare. Il suo sistema utilizza tubi di argilla non smaltata e porosa attraverso i quali l’acqua può filtrare lentamente fino alla superficie. Quando l’acqua evapora, assorbe calore dall’aria circostante e provoca una diminuzione della temperatura percepita nell’ambiente. Il processo ricorda il meccanismo fisiologico della sudorazione umana, in cui l’evaporazione del sudore sottrae calore alla pelle e produce una sensazione di raffreddamento.
L’ispirazione proviene da tecniche di raffreddamento tradizionali diffuse in varie regioni del Medio Oriente, tra cui il jarrah egiziano, una brocca di terracotta che consente di mantenere fresca l’acqua grazie alla stessa dinamica evaporativa. La ricerca ha cercato di trasformare quel principio antico in un sistema modulare capace di essere prodotto su scala industriale e integrato nell’architettura contemporanea.
Per realizzare i prototipi, i ricercatori hanno modificato un macchinario utilizzato normalmente nella lavorazione della ceramica, il cosiddetto pugmill, un impastatore industriale che spinge l’argilla attraverso uno stampo. Il gruppo ha progettato un ugello dinamico controllato da software che permette di variare forma, diametro e lunghezza dei tubi senza interrompere il processo produttivo. In questo modo la macchina può generare elementi ceramici differenti adattandoli alle esigenze di un edificio o di uno spazio urbano. Dopo la modellazione, i tubi vengono cotti in forno a circa novecento gradi e successivamente assemblati in strutture di raffreddamento personalizzate.
Durante una fase sperimentale durata sessanta ore, il sistema ha dimostrato di ridurre in modo sensibile la temperatura all’interno della camera di prova, confermando la validità del principio. Secondo Tom Shaked, direttore del laboratorio di robotica architettonica dell’Università di Ariel, che non ha partecipato direttamente allo studio, questo tipo di ricerca dimostra come il sapere artigianale ambientale possa diventare una base concreta per nuove tecnologie a basso consumo energetico.
Il progetto arriva tuttavia in un momento politicamente delicato. Pochi giorni dopo la conclusione dello studio, l’assemblea studentesca di Cornell ha approvato una mozione che chiede all’università di interrompere i rapporti con il Technion, accusato da alcuni attivisti di collaborare con l’apparato militare israeliano. Come spesso accade nel mondo accademico americano, le decisioni di questo tipo non sono automaticamente vincolanti e vengono sottoposte alla valutazione del presidente dell’università, che può accoglierle oppure respingerle.
Intanto la ricerca prosegue e il progetto CeraPiper apre prospettive che vanno oltre il prototipo sperimentale. Gli stessi ricercatori ritengono possibile sviluppare in futuro sistemi architettonici capaci di raffreddare interi edifici o di regolare il clima all’interno delle serre agricole senza ricorrere a reti elettriche o impianti complessi. In un’epoca in cui la climatizzazione rappresenta una delle principali fonti di consumo energetico urbano, il ritorno dell’argilla potrebbe trasformarsi in una soluzione sorprendentemente moderna.
Il ritorno dell’argilla: una tecnologia antica contro il caldo del futuro