Prosegue il ciclo dedicato all’ebraismo rumeno nei terribili anni dal 1940-1944.
Alessandro Safran nacque nella comunità ebraica di Bacău in Moldavia, Romania, nel 1910. Mi soffermo solo per un momento per segnalare che questa comunità meriterebbe una puntata a sé, avendo avuto essa un ruolo di primissimo piano per gli ebrei rumeni, ma anche per gli ebrei che si sono trasferiti in terra di Israele (non molto tempo fa su queste pagine si è potuto leggere della famiglia Aharonson).
Egli nasce in una famiglia di grande tradizione rabbinica e si laurea in filosofia all’Università di Vienna all’inizio degli anni ’30. Viene scelto a diventare rabbino capo della comunità ebraica rumena all’inizio del 1940 all’età di soli 28 anni, a suo tempo il più giovane rabbino capo al mondo. Per un breve periodo, il non ancora trentenne rabbino, viene eletto al Senato della Romania, però nel luglio del’40 questo ente legislativo viene sciolto e con l’abdicazione del Re Carlo II la situazione politica precipita.
Con l’arrivo al potere del fascista Ion Antonescu, la Romania si allea con le potenze dell’Asse. Come se ciò non bastasse la posizione di vice primo ministro viene assunta da Horia Sima, capo della Legione di Ferro, la versione rumena delle camicie brune di Rὂhm. Per gli ebrei rumeni si aprì un periodo di precarietà senza precedenti. Safran si espose in prima persona e si prodigò, in condizioni terribili, a venire in soccorso agli ebrei a rischio sterminio nei vari territori rumeni dell’epoca, senza tenere conto dei confini geopolitici. In condizioni disperate chiese udienza al Patriarca della Chiese Ortodossa Nicodim di fronte al quale si inginocchio chiedendo di salvare la sua gente. Questa comunità di circa 8-900.000 anime subì delle gravissime perdite, soprattutto nella Transilvania del nord, annessa dall’Ungheria, dalla quale circa 132.000 anime furono deportate nei campi di sterminio tedeschi in Polonia. Mi fermo un istante per aprire una doverosa parentesi.
(Il territorio della Transilvania, terra di tre etnie diverse merita un approfondimento: rumeni, ungheresi e tedeschi sassoni. Tre lingue parlate, le città con triplo nome es. Cluj in rumeno, Colojvar in ungherese e Klausenburg in tedesco. Dal punto di vista culturale e scientifico l’ebraismo della Transilvania era quanto di meglio esisteva in quel periodo. Lo sterminio di queste comunità sarà per il popolo ebraico, cito la Bibbia, un pianto per le generazioni).
Mai domo, il grande rabbino riuscì a intervenire per gli ebrei della Transilvania del Sud in mano rumena (mi riferisco, ad esempio, alla città di Timiṣoara).Nei suoi disperati e coraggiosi sforzi fece appello alla madre del Re Mihai, Elena di Grecia, moglie di Re Carlo II, al Nunzio del Vaticano Monsignor Andrea Cassulo e scrisse persino lettere ad Antonescu stesso.
(Apro un’altra parentesi: la Regina madre Elena di Romania era la nipote di Alice di Battenberg a sua volta madre del Principe Filippo di Inghilterra. Entrambe Alice ed Elena sono state insignite del titolo “Giusti tra le Nazioni” dallo Yad vaShem di Gerusalemme.)
A questo punto il lettore capirà che la materia è molto vasta e mi perdonerà, se per forza di cose, devo stringere.
Grazie all’opera del Rabbino Safran (in rumeno si scriverebbe Ṣafran=Sciafran) circa la metà dell’ebraismo rumeno, quello della Romania Orientale soprattutto, è riuscito a salvarsi dalla deportazione verso Auschwitz. Si tratta di circa 400.000 anime (tra le quali la mia famiglia e quelle di molti miei amici). Al ritmo con il quale la fabbrica della morte nazista portava a termine lo sterminio in quel momento, se ne sarebbero andati in due mesi circa. Questi quattrocentomila ebrei rumeni saranno una linfa vitale per il nascente stato di Israele e questo miracolo assume una valenza di una dimensione difficilmente descrivibile con le parole. (di ciò in una puntata successiva).
L’arrivo dell’Armata Rossa a fine agosto del 1944 pose fine al pericolo esistenziale per gli ebrei rumeni. Alexandru Safran non ebbe vita facile sotto i comunisti, arrivati al potere e nel 1947 andò via dalla Romania per stabilirsi a Ginevra in Svizzera, dove poco tempo dopo divenne Rabbino capo di quella Comunità. Ebbe una vita lunga ed ebbe la soddisfazione, con la fine del regime comunista, di recarsi in Romania nel 1995 dove fu ricevuto con tutti gli onori. Lasciò questo mondo, destinazione paradiso, nel 2006. Sia benedetta la sua anima.
PS Sono venuto a sapere di questo straordinario personaggio grazie a un convegno all’Università Statale di Milano del 2016. Fu proiettato, presenti i figli del Rabbino, un filmato nel quale un anziano Safran con la voce rotta dal pianto descriveva la sua incredibile opera. Ero seduto accanto al Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano, Rav Alfonso Arbib. Fu impossibile, per entrambi, trattenere le lacrime.
Fonte:
In questo excursus mi sono appoggiato a un sito in lingua rumena intitolato: www.observatorcultural.ro .
Il Rabbino che ha salvato gli ebrei rumeni

