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Il Punto. L’Etiopia tra ambizioni, fragilità e diplomazia

Un Paese chiave del Corno d’Africa cerca stabilità mentre ridefinisce i suoi rapporti con Israele e l’Occidente.

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Il Punto. L’Etiopia tra ambizioni, fragilità e diplomazia

L’Etiopia è oggi un Paese sospeso tra l’ambizione di tornare a essere un perno della stabilità regionale e il peso di fratture interne che non si sono mai davvero rimarginate. A più di cinque anni dall’ascesa al potere di Abiy Ahmed, il quadro resta complesso e tutt’altro che pacificato, nonostante una retorica riformista che all’inizio aveva acceso aspettative anche fuori dai confini africani. La fine formale della guerra nel Tigray non ha coinciso con una riconciliazione profonda, e il mosaico etnico che compone la federazione etiope continua a produrre tensioni politiche, scontri armati locali e un diffuso senso di precarietà istituzionale.

Abiy Ahmed governa attraverso un sistema che, pur mantenendo l’impianto federale, ha progressivamente concentrato il potere nelle mani dell’esecutivo centrale. Le riforme promesse, soprattutto sul piano della rappresentanza e della gestione delle autonomie regionali, si sono scontrate con una realtà segnata da diffidenze reciproche e da un uso estensivo della forza come strumento di controllo. Le regioni dell’Oromia e dell’Amhara restano focolai di instabilità, mentre le forze di sicurezza cercano di contenere ribellioni che affondano le radici in questioni identitarie e in una distribuzione delle risorse percepita come iniqua.

Sul piano regionale, l’Etiopia continua a rivendicare un ruolo centrale nel Corno d’Africa, in particolare nel rapporto con il Sudan e con l’Egitto, legato alla gestione delle acque del Nilo. La Grande Diga del Rinascimento resta un simbolo potente di sovranità nazionale, ma anche una fonte di attrito diplomatico che ha isolato Addis Abeba in più di un passaggio negoziale. In questo contesto, la politica estera etiope appare sempre più selettiva e orientata a costruire alleanze funzionali, piuttosto che a inseguire un consenso multilaterale spesso difficile da ottenere.

I rapporti con Israele si inseriscono in questa logica pragmatica. Le relazioni tra i due Paesi hanno radici storiche profonde, legate anche alla presenza della comunità ebraica etiope e alle operazioni di trasferimento verso Israele avvenute negli anni Ottanta e Novanta. Oggi la cooperazione si concentra soprattutto su sicurezza, agricoltura e tecnologia, ambiti nei quali Israele offre competenze considerate strategiche da Addis Abeba. In un’area segnata da conflitti e instabilità cronica, l’Etiopia vede in Israele un partner affidabile, capace di fornire supporto senza imporre condizioni politiche troppo stringenti.

Il rapporto con l’Occidente, invece, è più ambivalente. Le tensioni con gli Stati Uniti e con l’Unione Europea si sono acuite durante e dopo il conflitto nel Tigray, quando le accuse di violazioni dei diritti umani hanno portato a sanzioni e a una riduzione degli aiuti. Pur cercando di riaprire canali di dialogo, il governo etiope mostra una crescente insofferenza verso le pressioni occidentali, considerate intrusive e poco sensibili alle dinamiche interne del Paese. Non a caso, Addis Abeba ha rafforzato i legami con attori come la Cina e i Paesi del Golfo, diversificando le proprie opzioni diplomatiche ed economiche.

A che punto è, dunque, l’Etiopia? È un Paese che non è crollato, come spesso si è temuto, ma che nemmeno è riuscito a trasformare le sue enormi potenzialità in una stabilità duratura. Governa ancora Abiy Ahmed, con un controllo saldo ma contestato, mentre la società etiope resta attraversata da linee di frattura che rendono fragile ogni progetto di lungo periodo. Nei rapporti internazionali, Addis Abeba sceglie con attenzione i suoi interlocutori, privilegiando chi offre cooperazione concreta e lasciando in secondo piano chi chiede riforme profonde. Una strategia che può garantire margini di manovra nel breve termine, ma che rischia di lasciare irrisolti i nodi strutturali di uno dei Paesi più importanti e più inquieti dell’Africa contemporanea.


L’Etiopia tra ambizioni, fragilità e diplomazia
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