La Lituania è uno di quei Paesi che, pur contando poco in termini demografici e territoriali, hanno imparato a contare – e molto – sul piano politico. Da quando ha riconquistato l’indipendenza nel 1990, Vilnius ha costruito la propria identità internazionale su una diffidenza strutturale verso la Russia e su un’adesione convinta all’Occidente, senza tentennamenti e senza quelle ambiguità che altrove, anche in Europa, continuano a riaffiorare. Non è una posizione ideologica, bensì il risultato di una memoria storica che pesa ancora, fatta di occupazioni, deportazioni e di un’esperienza sovietica che i lituani non hanno mai rimosso né addolcito.
Sul piano politico interno, la Lituania è una democrazia stabile, con alternanza di governo e un dibattito pubblico vivace, talvolta aspro ma incardinato su regole condivise. Le istituzioni hanno retto anche nei momenti di maggiore pressione, come durante la crisi migratoria strumentalmente alimentata dalla Bielorussia e durante l’impennata delle tensioni regionali dopo l’invasione russa dell’Ucraina. La sicurezza nazionale è diventata un tema centrale e trasversale, capace di unire maggioranza e opposizione su scelte che altrove sarebbero divisive, a partire dall’aumento della spesa per la difesa e dal rafforzamento della cooperazione con la NATO.
Dal punto di vista economico, la Lituania ha compiuto negli ultimi quindici anni un percorso di trasformazione sorprendente. Dopo l’ingresso nell’Unione europea e poi nell’eurozona, il Paese ha puntato su innovazione, digitalizzazione e attrazione di investimenti stranieri, diventando un hub regionale per il settore fintech e per i servizi ad alto valore aggiunto. La crescita non è stata indolore, perché le disuguaglianze sociali restano un problema aperto e l’emigrazione di giovani qualificati ha lasciato segni evidenti, tuttavia il sistema ha mostrato una capacità di adattamento che lo distingue nettamente da altri Paesi post-sovietici.
Nei rapporti con la comunità internazionale, la Lituania ha scelto di essere più voce che peso, intervenendo con chiarezza sui grandi dossier geopolitici e rinunciando alla cautela diplomatica quando la ritiene una forma di complicità. È stata tra i Paesi europei più netti nel sostenere l’Ucraina, nel chiedere sanzioni severe contro Mosca e nel denunciare le violazioni dei diritti umani in Russia e Bielorussia. Questa linea le è costata frizioni, anche pesanti, come nel caso dei rapporti con la Cina dopo l’apertura di un ufficio di rappresentanza taiwanese a Vilnius, ma ha consolidato la sua reputazione di interlocutore affidabile per chi vede l’ordine internazionale come qualcosa da difendere, non da negoziare al ribasso.
I rapporti con Israele si inseriscono coerentemente in questo quadro. La Lituania mantiene relazioni diplomatiche solide con lo Stato ebraico, fondate su una cooperazione politica ed economica discreta ma costante, e su un dialogo che tiene insieme presente e passato. La questione della memoria della Shoah, che in Lituania ha lasciato ferite profonde e non sempre elaborate con onestà, è stata negli anni oggetto di un confronto difficile ma necessario, con passi avanti e ricadute, in un contesto in cui la società civile ha spesso mostrato più coraggio della politica.
Dopo il 7 ottobre, Vilnius ha espresso una posizione chiara nel riconoscere il diritto di Israele a difendersi, pur mantenendo un linguaggio istituzionale attento al quadro umanitario, senza scivolare in quelle equidistanze retoriche che hanno caratterizzato altre capitali europee. Non una scelta di schieramento acritico, ma una presa di posizione coerente con una visione del mondo che distingue tra aggressori e aggrediti, tra democrazie imperfette e sistemi che fanno della violenza uno strumento politico.
La Lituania resta un Paese piccolo, certo, ma è uno di quei casi in cui la dimensione non coincide con l’influenza. In un’Europa spesso esitante, Vilnius continua a ricordare che la chiarezza, quando nasce dall’esperienza storica e non dall’ideologia, può diventare una forma di forza.
Il Punto. Lituania, senza indugi né ambiguità

