Home > Il Punto > Il Punto. La Germania dopo l’illusione della stabilità

Il Punto. La Germania dopo l’illusione della stabilità

Tra economia in affanno, tensioni politiche interne e un ruolo internazionale sempre più esposto, Berlino deve ridefinire il proprio peso in Europa e il rapporto con Israele

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 3 min
Il Punto. La Germania dopo l’illusione della stabilità

La Germania non è più il perno silenzioso e prevedibile dell’Europa che abbiamo conosciuto per oltre un decennio. Dopo gli anni di crescita costante e di disciplina fiscale elevata a modello continentale, il Paese si muove oggi su un terreno più incerto, stretto fra un’economia che fatica a ritrovare slancio e una scena politica attraversata da tensioni che un tempo sarebbero sembrate marginali. Il rallentamento industriale, aggravato dalla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina, ha messo a nudo la fragilità di un sistema fortemente dipendente dalle esportazioni e dal gas a basso costo proveniente da Mosca. La riconversione energetica procede, ma richiede investimenti enormi e tempi che mal si conciliano con le aspettative di imprese e cittadini.

Il governo federale, alle prese con vincoli di bilancio e con una crescente insofferenza sociale, deve trovare un equilibrio tra rigore e sostegno alla competitività, mentre l’ascesa dell’AfD testimonia un malessere che non può essere liquidato come un fenomeno episodico. Nelle regioni orientali, dove la memoria della riunificazione continua a pesare, il consenso verso forze critiche nei confronti dell’establishment è diventato un fattore strutturale e obbliga Berlino a misurarsi con una frattura interna che attraversa generazioni e territori.

Sul piano internazionale, la Germania ha compiuto una svolta che segna una cesura con la prudenza del passato. La cosiddetta Zeitenwende (letteralmente: cambio d’era), annunciata all’indomani dell’aggressione russa, ha comportato un massiccio piano di riarmo e un rafforzamento del ruolo tedesco nella NATO. Berlino ha assunto un profilo più deciso nel sostegno a Kiev, pur cercando di mantenere un canale aperto con Washington e con i partner europei per evitare che l’Unione si frammenti sotto il peso delle divergenze strategiche. I rapporti con la Francia restano centrali, ma non privi di attriti, soprattutto sulle politiche industriali e sulla gestione del debito comune.

In questo contesto si inserisce il legame con Israele, che per la Germania non è soltanto un capitolo di politica estera, bensì una responsabilità storica radicata nella memoria della Shoah. Berlino continua a ribadire che la sicurezza dello Stato ebraico rientra tra gli interessi fondamentali della Repubblica federale e, anche nei momenti di tensione internazionale, ha confermato forniture militari e cooperazione tecnologica. Dopo il 7 ottobre 2023, il sostegno politico è stato esplicito, benché accompagnato da richiami al rispetto del diritto internazionale e alla necessità di proteggere i civili palestinesi. Questa doppia linea, solidarietà senza ambiguità e attenzione alle dinamiche regionali, riflette la complessità di un Paese che deve conciliare memoria, opinione pubblica e relazioni con il mondo arabo.

La Germania, dunque, non è in declino irreversibile, ma attraversa una fase di ridefinizione profonda. Se saprà trasformare la crisi energetica in un’opportunità di innovazione e se riuscirà a ricucire le proprie fratture interne, potrà ancora svolgere un ruolo determinante nello scacchiere europeo e nel dialogo con Israele. Diversamente, rischierà di scoprire che la stabilità, una volta incrinata, non si ricostruisce per inerzia ma richiede scelte coraggiose e una visione capace di guardare oltre l’emergenza.


Il Punto. La Germania dopo l’illusione della stabilità