Il porto più meridionale di Israele
Eilat è la città e il porto più meridionale di Israele. Si trova all’estremità del Golfo di Aqaba, un braccio del Mar Rosso incuneato tra la penisola del Sinai, l’Arabia Saudita e la Giordania. Dal punto di vista geografico Eilat rappresenta l’unico sbocco diretto di Israele sul Mar Rosso e quindi sulle rotte marittime che conducono verso l’Oceano Indiano e l’Asia. Questo rende il porto una infrastruttura strategica per il commercio, per l’energia e per i collegamenti marittimi dello Stato israeliano.
Un porto nato con lo Stato
Eilat iniziò a svilupparsi come porto israeliano negli anni immediatamente successivi alla nascita dello Stato nel 1948. In un contesto regionale ostile, Israele cercò di costruire un accesso marittimo che non dipendesse dal Mediterraneo, dove i traffici potevano essere facilmente ostacolati dai paesi arabi vicini. Il porto di Eilat divenne così una porta commerciale verso l’Africa orientale e l’Asia, oltre che un punto di importazione per merci e materie prime.
Che cos’è lo stretto di Tiran
Per raggiungere il Mar Rosso dal Golfo di Aqaba le navi devono attraversare lo stretto di Tiran, un passaggio marittimo relativamente stretto tra la penisola del Sinai e l’isola di Tiran. Questo passaggio è l’unica via d’uscita marittima per i porti di Eilat in Israele e Aqaba in Giordania. Dal punto di vista strategico lo stretto è quindi una vera e propria “porta” marittima. Se viene chiuso o bloccato, il traffico navale verso Eilat diventa impossibile.
Il blocco del 1956
La questione dello stretto di Tiran emerse già negli anni Cinquanta. L’Egitto cercò di impedire il passaggio delle navi israeliane attraverso lo stretto, sostenendo che Israele non avesse diritto di utilizzare quel corridoio marittimo. Questa tensione fu una delle cause della crisi di Suez del 1956, quando Israele, insieme a Francia e Regno Unito, entrò in conflitto con l’Egitto. Dopo la guerra il passaggio nello stretto tornò temporaneamente aperto alla navigazione.
La crisi del 1967
Il momento decisivo arrivò nel maggio 1967, quando il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser annunciò la chiusura dello stretto di Tiran alle navi dirette verso Eilat. Per Israele questo blocco fu interpretato come un atto di guerra perché impediva l’accesso al suo unico sbocco sul Mar Rosso. La chiusura dello stretto divenne uno dei fattori che portarono allo scoppio della guerra dei Sei Giorni nel giugno dello stesso anno.
La libertà di navigazione
Dopo il 1967 Israele considerò la libertà di navigazione nello stretto di Tiran una questione fondamentale di sicurezza nazionale. Nel diritto internazionale il principio della libertà di transito attraverso gli stretti marittimi utilizzati per la navigazione internazionale è generalmente riconosciuto, ma nel contesto mediorientale la questione ha sempre avuto una forte dimensione politica e militare.
Il quadro attuale
Oggi il traffico marittimo verso Eilat passa normalmente attraverso lo stretto di Tiran. Il porto israeliano è molto più piccolo rispetto ai grandi porti del Mediterraneo, ma continua ad avere un valore strategico perché rappresenta il collegamento diretto di Israele con il Mar Rosso e le rotte commerciali verso l’Asia. In un Medio Oriente dove geografia e politica si intrecciano continuamente, anche un passaggio marittimo relativamente stretto può diventare uno dei punti chiave degli equilibri regionali.
Il porto di Eilat e lo stretto di Tiran