C’è qualcosa di sinceramente deprimente nel finto dibattito che il Pd riesce a imbastire attorno al ddl di Graziano Delrio. Un’aria da riunione condominiale mal riuscita, con tanto di distinguo imbarazzati e di scaricabarile preventivo. Monsignor Boccia e madama Elly Schlein lo archiviano come “iniziativa personale”. Traduzione simultanea: roba tua, non nostra, non chiamateci in causa, per carità di Dio.
Ed è qui che la tristezza si fa strutturale. Perché il recinto è piccolo, modestissimo, e dentro quel recinto si discute come se il mondo fuori non stesse andando a fuoco. Ci sarebbe il tema dei temi, quello che richiederebbe schiena dritta, sguardo lungo, capacità di reggere l’urto di una realtà mostruosa. Invece no. Si preferisce il riflesso rassicurante dello specchio del bagno, una spolverata al trucco, un’aggiustatina alla frangetta identitaria.
Il risultato è un partito che parla sottovoce quando dovrebbe farsi sentire, che minimizza quando dovrebbe scegliere, che si rifugia nel lessico dell’“iniziativa personale” per non assumersi il peso di una posizione. E intanto il tempo passa, il mondo corre, e il Pd resta lì, a controllare se il fondotinta regge sotto le luci fredde del corridoio. Triste, sì. Ma soprattutto pericolosamente irrilevante.
Il Pd allo specchio: quando il tema dei temi diventa “iniziativa personale”
Il Pd allo specchio: quando il tema dei temi diventa “iniziativa personale”
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