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Il paradosso del 25 aprile milanese

La lettera del presidente dell’Arci Milano Maso Notarianni accoglie le insegne della Brigata Ebraica ma chiede di escludere dal corteo la bandiera di Israele. Una distinzione che riapre la polemica sulla memoria della Resistenza e sul significato politico della Liberazione

Daniele Scalise

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Il paradosso del 25 aprile milanese

Alla vigilia del 25 aprile, a Milano si riaccende una polemica che ormai da anni accompagna il corteo della Liberazione: la presenza delle bandiere della Brigata Ebraica e, soprattutto, quella della bandiera dello Stato di Israele. A rilanciarla questa volta è Maso Notarianni, presidente dell’Arci Milano, che in una lettera aperta indirizzata alla Comunità ebraica milanese, alle associazioni partigiane e ai partecipanti alla manifestazione prova a tracciare una linea di demarcazione che, nelle sue intenzioni, dovrebbe evitare tensioni. Il risultato, però, è l’ennesimo cortocircuito politico e storico.

La lettera comincia con un riconoscimento formale. Notarianni ricorda il ruolo dei combattenti della Brigata Ebraica nella guerra contro il nazifascismo e afferma che le loro insegne saranno accolte e difese nel corteo. Quei volontari ebrei che combatterono sotto la bandiera con la stella di David – scrive – sono parte della storia della Resistenza e meritano rispetto. Fin qui nulla di nuovo: ogni anno, infatti, le organizzazioni antifasciste sono costrette a ribadire che quei soldati hanno combattuto in Italia contro il nazismo.

Subito dopo, però, arriva la distinzione che accende la polemica. Secondo Notarianni, mentre le insegne della Brigata Ebraica sono legittime, le bandiere dello Stato di Israele non dovrebbero sfilare il 25 aprile. La ragione, sostiene il presidente dell’Arci, sta nella situazione attuale del Medio Oriente. Israele viene descritto come uno Stato impegnato in una guerra che “non accenna a fermarsi”, accusato di occupazione dei territori palestinesi, di espansione degli insediamenti e di un’operazione militare a Gaza che – nella lettera – viene associata alle accuse di genocidio avanzate da alcune organizzazioni internazionali.

Da qui la conclusione politica. Sventolare la bandiera israeliana durante la festa della Liberazione, scrive Notarianni, significherebbe tradire lo spirito del 25 aprile e della Costituzione italiana, che all’articolo 11 ripudia la guerra. Per questo l’Arci rivendica una posizione che definisce coerente con i valori antifascisti: onorare i combattenti ebrei della Resistenza ma escludere dal corteo i simboli dello Stato di Israele.

Il problema – ed è il nodo che ha fatto reagire la Comunità ebraica e numerose associazioni – è che questa separazione tra Brigata Ebraica e Israele appare storicamente fragile e politicamente ambigua. La Brigata Ebraica combatteva infatti sotto una bandiera con la stella di David che sarebbe poi diventata, pochi anni dopo, la bandiera dello Stato ebraico. Pretendere di celebrare quei combattenti mentre si dichiara indesiderato il simbolo del Paese nato anche dalla loro storia è francamente un paradosso difficile da sostenere.

È in questo clima che si inserisce la replica di Roberto Cenati, storico presidente dell’Anpi milanese, che interviene per contestare la posizione espressa nella lettera di Notarianni e per ricordare quale sia il significato storico e politico della presenza della Brigata Ebraica nelle celebrazioni della Liberazione.


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