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Ghali, il palco come megafono

Gaza e l’arte di trasformare ogni grande evento in un’operazione di marketing politico-musicale

Luisa Ciuni

Tempo di Lettura: 3 min
Il palco come megafono

La sua bravura è usare i grandi palchi. Due anni fa Sanremo, quest’anno quello della cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Il fine: in parte pro-Gaza, in parte più terra terra. Perché lui, l’apprezzato rapper milanese Ghali, mescola messaggi urbi et orbi pro-pal al lancio di nuove canzoni. Quello che, alla fine, è il suo mestiere e che gli riesce molto bene.

Nel 2024, in tenuta pauperistica, in piena solidarietà con la causa palestinese ravvivata da due bracciali art déco del gioielliere antiquario Pennisi, di assoluta bellezza, ha celebrato il suo brano prima di pronunciare un discorso su Gaza che lo ha lanciato nell’empireo della sinistra italiana, grazie alla platea televisiva più grande d’Italia. Grande successo ma anche grande furbizia. Col prezzo di uno solo dei bracciali, in ogni caso, si potevano acquistare aiuti umanitari o cure mediche per un anno.

Quest’anno – in attesa del vicino, prossimo Sanremo – ci ha riprovato con le Olimpiadi, ma qualcosa è andato storto. Niente poesia in arabo sul palco, niente appello. Un po’ di lacrime dall’account Instagram contro chi non ti vuole, le Olimpiadi viste come “un gran teatro” per il rifiuto di farlo parlare. E poi, gli affari sono affari, il lancio a stretto giro di posta del suo pezzo “Basta, basta, free tutti i maranza”. Perché si apre con queste parole il nuovo singolo di Ghali, “Basta”, pubblicato a sorpresa sulle piattaforme digitali poco dopo il piagnisteo online.

Ha diritto Ghali di esprimere la sua opinione su Gaza senza minimamente criticare Hamas? Certamente sì, come ha fatto ogni tanto nel corso dei suoi concerti. Ha diritto di farlo da un palco di altro genere come quello delle Olimpiadi? Gli organizzatori hanno ritenuto di farlo cantare, ma di limitare a quello la sua presenza. Ed è giusto aggiungere che nessuno degli altri cantanti avrà modo di fare proclami di qualsiasi genere, ma dovrà attenersi al proprio ambito musicale. Bene o male, però, si tratta sempre di un’esibizione in Mondovisione, per la quale baciarsi i gomiti dalla contentezza. Lui no: fa la vittima sui quotidiani e, di sicuro, troverà chi è disposto a commiserarlo.

Tuttavia, ci si può domandare perché il rapper aspetti sempre momenti come quello che stiamo vivendo per comunicare il suo pensiero, invece che farlo sistematicamente sulle piattaforme social o nei tanti appuntamenti pro-pal. E viene il dubbio che non lo faccia perché lo starebbero a sentire i soliti quattro gatti. Vuoi mettere con il pubblico di un’Olimpiade? E con la vastità della platea disposta a scaricare il nuovo brano uscito solo poche ore prima del concerto? Si chiama marketing, e Ghali ne è un maestro.


Il palco come megafono