Gli apparati di sicurezza israeliani descrivono uno scenario in rapido deterioramento nel quale il conflitto con l’Iran non si limita al Medio Oriente ma si proietta ormai su scala globale, coinvolgendo comunità ebraiche, istituzioni israeliane e obiettivi simbolici disseminati tra Europa, Americhe e Asia. Secondo alti funzionari citati nelle ultime ore dai media israeliani, Teheran avrebbe intensificato in modo significativo le attività clandestine dirette contro obiettivi ebraici e israeliani all’estero, mentre il Mossad ha ricevuto mandato di operare senza i vincoli che in passato limitavano alcune operazioni preventive fuori dal territorio iraniano.
All’interno di questo quadro, le autorità israeliane parlano di una mobilitazione senza precedenti dell’intelligence esterna dello Stato ebraico. “Il Mossad è dispiegato in tutto il mondo”, hanno spiegato fonti governative, indicando che le squadre operative sono impegnate nell’individuazione e nel monitoraggio di cellule legate ai servizi iraniani o a organizzazioni proxy, con l’obiettivo di bloccare gli attentati prima che possano essere portati a termine. Nelle valutazioni diffuse dai responsabili della sicurezza, il numero dei tentativi di attacco attribuiti a reti sostenute dall’Iran sarebbe cresciuto rapidamente nelle ultime settimane, mentre l’apparato di prevenzione israeliano ha reagito ampliando il proprio raggio d’azione in diversi continenti.
La preoccupazione nasce anche da una serie di episodi che hanno colpito istituzioni ebraiche negli ultimi giorni. In Europa sono stati registrati atti di vandalismo e incendi dolosi contro sinagoghe, tra cui l’attacco a un edificio religioso a Rotterdam e il danneggiamento di una scuola ebraica ad Amsterdam. In Belgio un’altra sinagoga è stata presa di mira a Liegi, mentre in Canada si è sparato contro due luoghi di culto nell’area di Toronto. In Norvegia la polizia ha fermato individui sospetti nei pressi di sinagoghe a Oslo e Trondheim, intervento che secondo le autorità locali ha probabilmente impedito un’aggressione.
Negli Stati Uniti un attentato è stato evitato per pochi minuti quando le guardie di sicurezza della sinagoga Temple Israel di West Bloomfield, nel Michigan, hanno affrontato un uomo armato che cercava di entrare con un’auto carica di esplosivi. L’aggressore, identificato come Ayman Muhammad Razali, cittadino americano di origine libanese, è morto durante lo scontro a fuoco con le guardie. Secondo quanto riportato dalla stampa statunitense, alcuni membri della sua famiglia avevano legami con Hezbollah e due fratelli sarebbero rimasti uccisi in Libano durante un recente attacco israeliano.
Il moltiplicarsi di episodi di violenza si inserisce in una tendenza più ampia che le organizzazioni di monitoraggio dell’antisemitismo osservano da mesi. Il Movimento per la lotta all’antisemitismo ha segnalato che nella sola ultima settimana sono stati registrati 137 episodi a livello globale, tra aggressioni, minacce e atti di vandalismo contro ebrei o istituzioni ebraiche. Circa un quinto di questi eventi, secondo i ricercatori del centro di analisi ARC, presenta collegamenti diretti con il conflitto tra Israele e Iran oppure con campagne di propaganda favorevoli al regime di Teheran.
Il Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano ha diffuso un avviso rivolto ai cittadini che viaggiano all’estero, invitando a mantenere un livello di vigilanza particolarmente elevato. Nel documento si segnala che l’inizio dell’operazione militare israeliana contro l’Iran ha provocato un aumento delle attività terroristiche ostili, comprese azioni preparatorie nei paesi del Golfo e nei territori confinanti con la Repubblica islamica. Tra le raccomandazioni rivolte ai viaggiatori figurano la riduzione dell’esposizione di simboli ebraici o israeliani negli spazi pubblici, la prudenza nell’uso dei social network e l’attenzione a luoghi identificati con la presenza ebraica.
Per i responsabili della sicurezza israeliana la dimensione globale della minaccia rappresenta ormai uno degli elementi centrali del confronto con Teheran. L’Iran, sostengono queste valutazioni, considera gli attentati all’estero una componente strategica della pressione contro Israele e tenta di sfruttare il clima di ostilità che si è diffuso in diverse società occidentali dall’inizio della guerra. Proprio per questo motivo, spiegano le stesse fonti, la risposta dell’intelligence israeliana non si limita più alla raccolta di informazioni ma include operazioni mirate destinate a smantellare le reti operative prima che possano trasformare la propaganda in violenza.
Il Mossad sulle tracce delle cellule iraniane