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Il Punto. Il Marocco come cerniera strategica tra Africa, Europa e Medio Oriente

Stabilità monarchica, diplomazia attiva e un rapporto con Israele che ridefinisce gli equilibri regionali

Shira Navon

Tempo di Lettura: 3 min
Il Punto. Il Marocco come cerniera strategica tra Africa, Europa e Medio Oriente

Il Marocco continua a muoversi con una sicurezza che lo distingue nel panorama nordafricano, presentandosi come un Paese capace di coniugare stabilità interna, apertura economica e una politica estera pragmatica, costruita su alleanze variabili ma coerenti con un obiettivo preciso, quello di rafforzare il proprio ruolo di snodo tra continenti e interessi diversi. Sotto la guida del re Mohammed VI, Rabat ha consolidato un sistema che evita scosse improvvise e preferisce riforme graduali, mantenendo saldo il controllo politico mentre apre spazi selettivi all’economia e agli investimenti stranieri.

Sul piano interno, il Marocco mostra una stabilità che però non va confusa con un’assenza di tensioni. Le disuguaglianze sociali restano marcate, soprattutto tra aree urbane dinamiche e zone rurali marginalizzate, mentre la gestione del dissenso passa attraverso una combinazione di cooptazione, controllo e concessioni limitate. La monarchia rimane il perno del sistema e gode di una legittimità che affonda le radici nella storia e nella religione, ma anche nella capacità di presentarsi come garante di ordine e continuità in una regione attraversata da crisi ricorrenti.

Questa solidità ha consentito a Rabat di costruire una politica estera ambiziosa. I rapporti con l’Europa sono stretti e strutturali, soprattutto con Francia e Spagna, nonostante frizioni periodiche legate a migrazione, pesca e sovranità territoriale. Il Marocco si propone come partner indispensabile per la gestione dei flussi migratori e come piattaforma industriale e logistica per aziende europee e internazionali. Allo stesso tempo, ha rafforzato la propria presenza in Africa subsahariana, investendo in infrastrutture, banche e telecomunicazioni, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento politico ed economico per l’Africa occidentale.

Il dossier centrale resta quello del Sahara occidentale, considerato da Rabat una questione esistenziale. La strategia marocchina ha puntato negli ultimi anni a ottenere riconoscimenti internazionali, espliciti o impliciti, della propria sovranità sull’area, e in questo quadro si inserisce anche il rafforzamento dei legami con Washington. Il riconoscimento statunitense del 2020 ha rappresentato una svolta, offrendo al Marocco una vittoria diplomatica che continua a orientare molte delle sue scelte successive.

È proprio in questo contesto che si colloca la normalizzazione dei rapporti con Israele, uno degli elementi più rilevanti della politica estera marocchina recente.

A differenza di altri Paesi arabi, Rabat ha potuto contare su una storia di relazioni informali e su una forte componente ebraica di origine marocchina in Israele, che ha facilitato un riavvicinamento presentato come naturale e pragmatico. La cooperazione si è sviluppata rapidamente nei settori della sicurezza, della tecnologia, del turismo e dell’agricoltura, trasformando il rapporto in un partenariato concreto e visibile.
Questa scelta non è stata priva di costi interni e regionali. La questione palestinese resta sensibile nell’opinione pubblica marocchina e il re continua a ribadire il proprio ruolo di presidente del Comitato Al-Quds, cercando di mantenere un equilibrio tra il sostegno formale ai palestinesi e la collaborazione con Israele. Una linea che ha irritato Paesi come l’Algeria, già in conflitto diplomatico con Rabat, e che ha contribuito ad accentuare la frattura nel Maghreb.

Nel complesso, il Marocco appare come un attore che ha scelto di giocare d’anticipo, accettando il rischio di decisioni impopolari pur di rafforzare la propria posizione strategica. La stabilità di cui gode non è immobile, ma costruita su un’attenta gestione delle alleanze e su una capacità di adattamento che pochi altri Paesi della regione possono vantare. Resta da vedere se questo equilibrio reggerà nel lungo periodo, ma per ora Rabat sembra aver trovato una formula efficace per restare centrale in un contesto regionale sempre più frammentato.


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