C’è chi pensa di cavarsela con un gioco di parole, come se la lingua fosse una stanza senza finestre e la realtà non entrasse mai. Succede a Bergamo, dove i Giovani del Pd pubblicano un post che recita “meglio maiale che sionista”, una frase che non ha bisogno di note a piè di pagina per spiegare il suo tanfo, e quando Emanuele Fiano si arrabbia – legittimamente – arriva la risposta dell’anima candida, Lorenzo Lazzaris, segretario provinciale dei Giovani democratici: “Definirsi antisionisti non equivale a definirsi antisemiti”. Ah no?
Allora proviamo a giocare allo stesso gioco. Definirsi “anti-diritti civili” non equivale a essere omofobi. Definirsi “critici della democrazia liberale” non equivale a essere autoritari. Definirsi “scettici sulla parità” non equivale a essere sessisti. Definirsi “contro l’integrazione” non equivale a essere razzisti. Definirsi “contro la scienza ufficiale” non equivale a essere complottisti. È solo lessico creativo, vero? Un esercizio di stile. Un raffinato distinguo da seminario.
Peccato che fuori dall’aula la storia non funzioni così. Perché quando prendi l’unico movimento di autodeterminazione ebraica e lo trasformi in un insulto da meme, quando accoppi “sionista” a “maiale” sapendo benissimo cosa stai evocando, non stai facendo filosofia politica. Stai ammiccando a un immaginario vecchio, sporco e riconoscibilissimo, e poi ti nascondi dietro il vocabolario come un ragazzino colto con le mani nel barattolo.
Il problema non è la critica a Israele, che esiste ed è legittima. Il problema è l’alibi linguistico, l’idea che basti dire “anti-” per lavarsi la coscienza e pretendere l’applauso. È una furbizia da due soldi che offende l’intelligenza altrui e, soprattutto, rivela un riflesso automatico: colpire gli ebrei aggirando il nome, e poi stupirsi se qualcuno se ne accorge.
La verità è più semplice e meno elegante: non tutto ciò che si può dire è una posizione politica, e non ogni insulto travestito da concetto diventa rispettabile perché lo pronuncia un circolo giovanile. A volte è solo quello che è. E il maiale, qui, non c’entra niente.
Il maiale e i giovani del Pd
/span>

