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Il Punto. Il Kazakhstan tra Mosca, Pechino e il nuovo corridoio euroasiatico

Astana cerca autonomia geopolitica mentre rafforza i legami con Europa, Cina e Israele

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Il Punto. Il Kazakhstan tra Mosca, Pechino e il nuovo corridoio euroasiatico

Nel grande spazio dell’Asia centrale, il Kazakhstan occupa una posizione che negli ultimi anni è diventata sempre più importante. Non si tratta soltanto di geografia, anche se il dato territoriale pesa molto: è il nono paese più grande del mondo, incastrato tra Russia, Cina, Mar Caspio e le rotte terrestri che collegano Europa e Asia. Conta però anche la trasformazione politica che il paese sta cercando di realizzare dopo la lunga era di Nursultan Nazarbaev, il leader che ha guidato la repubblica dalla fine dell’Unione Sovietica fino al 2019.

Da allora il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha cercato di ridisegnare gradualmente il sistema politico kazako, mantenendo una forte centralizzazione del potere ma introducendo alcune riforme istituzionali pensate per limitare l’influenza delle vecchie élite. Le proteste violente del gennaio 2022, scoppiate inizialmente per l’aumento dei prezzi del gas e rapidamente trasformatesi in una crisi politica nazionale, hanno segnato un punto di svolta. Tokayev ha chiesto l’intervento delle truppe dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva guidata dalla Russia per ristabilire l’ordine, ma subito dopo ha avviato un processo di ristrutturazione del sistema politico che ha ridotto il potere del clan legato a Nazarbaev e rafforzato il controllo diretto della presidenza.

La politica estera del Kazakhstan continua a seguire quella che Astana definisce una strategia “multivettoriale”. In pratica significa evitare di dipendere troppo da una sola potenza. La Russia resta un partner inevitabile per ragioni storiche, economiche e militari. I due paesi condividono una frontiera di oltre settemila chilometri e fanno parte della stessa Unione economica eurasiatica. Tuttavia l’invasione russa dell’Ucraina ha spinto il governo kazako a muoversi con cautela. Astana non ha riconosciuto le annessioni territoriali proclamate da Mosca e cerca di mantenere una posizione equilibrata che non rompa i rapporti con il Cremlino ma allo stesso tempo preservi l’autonomia del paese.

Parallelamente il Kazakhstan ha rafforzato i rapporti con la Cina, che considera la regione una componente centrale della Belt and Road Initiative. Le infrastrutture ferroviarie e i corridoi logistici che attraversano il territorio kazako stanno diventando uno dei principali canali di collegamento tra l’Asia orientale e l’Europa. Il cosiddetto “Middle Corridor”, la rotta che collega Cina, Asia centrale, Mar Caspio, Caucaso e Mediterraneo bypassando la Russia, è oggi uno dei progetti geopolitici più osservati dalle cancellerie occidentali.

Non sorprende quindi che l’Unione europea e gli Stati Uniti abbiano intensificato i contatti con Astana negli ultimi anni. Il Kazakhstan possiede enormi riserve di petrolio, gas e uranio e rappresenta uno dei fornitori energetici alternativi che l’Europa guarda con crescente interesse dopo la crisi con la Russia. Bruxelles considera il paese anche un partner chiave per lo sviluppo di filiere strategiche legate ai minerali rari e alle tecnologie della transizione energetica.

All’interno di questo quadro si collocano anche i rapporti con Israele, che negli ultimi tre decenni sono cresciuti con una certa continuità. I due paesi hanno stabilito relazioni diplomatiche nel 1992, poco dopo l’indipendenza del Kazakhstan, e da allora la cooperazione si è sviluppata soprattutto nei settori tecnologico, agricolo e della gestione delle risorse idriche. Per un Paese caratterizzato da vasti territori aridi e da un’agricoltura ancora in fase di modernizzazione, l’esperienza israeliana nel campo dell’irrigazione e delle tecnologie agricole ha rappresentato un riferimento importante.

Negli ultimi anni si è rafforzata anche la cooperazione nel campo della sicurezza e dell’innovazione tecnologica. Aziende israeliane operano in Kazakhstan in ambiti che vanno dalla cyber-sicurezza alle tecnologie mediche, mentre il governo kazako guarda con interesse al modello israeliano di ecosistema tecnologico e di sviluppo delle start-up.

La comunità ebraica locale, relativamente piccola ma ben organizzata, ha contribuito a creare un clima favorevole ai rapporti bilaterali. Astana ospita regolarmente incontri internazionali dedicati al dialogo interreligioso e il governo kazako cerca di presentarsi come uno spazio di convivenza tra tradizioni diverse in una regione spesso segnata da tensioni religiose.

In definitiva il Kazakhstan sta cercando di costruire un equilibrio delicato tra le grandi potenze che lo circondano e i nuovi partner economici che guardano alla regione. La sua stabilità politica e la sua capacità di mantenere questa strategia di apertura multilaterale determineranno in buona parte il ruolo che il Paese potrà giocare nel nuovo assetto geopolitico dell’Eurasia. Per Israele, che osserva con attenzione i cambiamenti nello spazio post-sovietico, il Kazakhstan rappresenta al tempo stesso un interlocutore economico promettente e un punto di contatto strategico nel cuore dell’Asia centrale.


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