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Il Giorno della Memoria e del disagio

Come l’antisemitismo è riuscito a stravolgere il 27 gennaio, dal ‘mai più’ al ‘sempre di più’

Stefano Parisi

Tempo di Lettura: 3 min

Oggi, come ogni anno da 25 anni a questa parte, da quando cioè è stata istituita la Giornata della Memoria in ricorrenza dell’anniversario della Liberazione da parte dell’Armata Rossa del campo di sterminio di Auschwitz, si ricorda la Shoah, i 6 milioni di ebrei sterminati in Europa, l’Olocausto. Nelle scuole si dovrebbe ricordare l’orrore dell’Olocausto, le televisioni mandare in onda i film su quella tragedia, sulle leggi razziali, sugli aspetti più abominevoli dell’odio razziale negli anni del nazismo e del fascismo, i giornali pubblicare editoriali, commenti e foto, i vertici istituzionali condannare l’antisemitismo. La parola d’ordine è “mai più”.  Ma da tre anni a questa parte, dopo il 7 ottobre del 2023, il clima è cambiato.

L’antisemitismo è tornato con forza nelle università, nelle scuole, nei talk show, sui social. Gli episodi di violenza contro gli ebrei e contro i loro luoghi e i loro simboli sono aumentati del 400%. L’antisemitismo, sempre esistito nel sentimento popolare e nella cultura di certa élite europea, è riesploso. Il giorno dopo il 7 ottobre quelle élite hanno giustificato l’orrore inferto agli israeliani dal terrorismo islamico di Hamas come atto di resistenza, la reazione dell’esercito israeliano per sradicare la minaccia terroristica che proveniva da Gaza, dal Libano, dallo Yemen e soprattutto dal regime iraniano degli Ayatollah, è stata condannata e Israele accusato di genocidio verso i palestinesi. È stato cancellato l’orrore di quel pogrom, le immagini censurate, i film e i documenti delle testimonianze di donne stuprate, delle violenze subite, dei sopravvissuti, mai mandati in onda, gli ostaggi, che per due anni sono stati torturati (molti uccisi)nei tunnel di Gaza, dimenticati.

L’impostura nell’uso dei termini di “resistenza” e “genocidio”hanno liberato quell’élite dal fastidioso senso di colpa provato per la Shoah: finalmente possono dire che Israele sta facendo ai palestinesi quello che noi abbiamo fatto loro. Per coloro che si autodefinivano antifascisti era obbligatorio condannare l’antisemitismo dei fascisti, manifestavano pietà per gli ebrei sterminati ma quando gli ebrei vivi combattono per evitare un nuovo sterminio, provano indignazione.

Gli ebrei italiani, se condannano il governo di Israele e parlano di genocidio e di occupazione, sono delle star, coccolati dalle case editrici, invitati nei talk show, se si rifiutano sono azzittiti nelle università ed emarginati nei circoli culturali. Il Giorno della Memoria è diventato un giorno di disagio per gli ebrei italiani.  Se gli ebrei non sono liberi, nessuno di noi è libero. Oggi no, oggi non vogliamo più sentire la retorica dell’ipocrita pietà per gli ebrei vittime dell’Olocausto, che dimentica l’orrore del 7 ottobre, che dice mai più al nazismo e non condanna l’odio jihadista verso gli ebrei e verso i cristiani. Oggi accanto alle testimonianze dei sopravvissuti ai campi di concentramento dobbiamo ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti all’orrore del 7 ottobre e degli internati nei tunnel di Gaza. 

Se vogliamo liberarci dall’incubo dell’odio razziale dobbiamo pretendere che la memoria non sia più strumento ideologico ma divenga consapevolezza popolare.
Il Giorno della Memoria e del disagio