Difficile immaginare un esordio più inquietante di quello di Zohran Mamdani alla guida della città di New York. Nessun piano per la sicurezza, nessuna misura sociale urgente e men che mai nessun messaggio di unità per una città attraversata da tensioni profonde. Al contrario, le prime decisioni ufficiali del neosindaco della città hanno riguardato un unico ambito: smantellare in modo sistematico gli strumenti di contrasto all’antisemitismo.
Non si tratta qui di polemiche ideologiche né di interpretazioni malevole ma di atti amministrativi concreti, firmati e immediatamente esecutivi, che hanno suscitato l’allarme di organizzazioni ebraiche, osservatori internazionali e giuristi.
La decisione più grave riguarda la revoca della definizione di antisemitismo dell’IHRA, lo standard adottato da decine di governi democratici, università e istituzioni pubbliche per identificare l’odio antiebraico, soprattutto nelle sue declinazioni contemporanee.
La definizione IHRA non limita la critica a Israele, ma chiarisce quando questa diventa antisemitismo. Ad esempio, quando nega al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, quando demonizza Israele con paragoni nazisti o quando applica doppi standard riservati a nessun altro Paese. Abolirla significa una cosa sola: rendere impossibile riconoscere e identificare – e quindi combattere – l’antisemitismo quando non si presenta in forma esplicita.
Mamdani, appena insediato, ha però fatto qualcosa di più cancellando le direttive comunali che contrastavano il movimento BDS, sigla che sta per ‘Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni’ e che identifica la rete che guida il boicottaggio politico che, sotto la bandiera dei diritti umani, mira di fatto alla deligittimazione e all’isolamento internazionale di Israele. Iniziativa che rimuove ogni argine istituzionale a una campagna che prende di mira un solo Stato al mondo, quello ebraico, non per specifiche politiche ma per il fatto stesso che esiste. Un boicottaggio selettivo che, negli anni, ha prodotto esclusioni accademiche, culturali ed economiche di ebrei anche al di fuori di Israele.
Ancora più inquietante è la revoca di alcune linee guida sulla sicurezza dei luoghi ebraici e sulla gestione delle proteste in prossimità di sinagoghe e centri comunitari. Una scelta che arriva mentre l’antisemitismo negli Stati Uniti è ai massimi storici e New York è la città con la più grande comunità ebraica fuori da Israele.
Come non bastasse, sono stati rimossi dai canali istituzionali contenuti e messaggi dell’amministrazione precedente dedicati alla lotta all’antisemitismo. Anche qui il segnale è politico: la lotta all’antisemitismo non viene considerata una priorità, né un’emergenza né tanto meno un problema centrale e vitale per la società.
I sostenitori di Mamdani fanno appello, in modo goffo e pretestuoso, ai principi di libertà di espressione, di critica legittima a Israele, di neutralità. Dimenticano però, o fingono di non sapere, che la neutralità non esiste quando si scelgono quali forme di odio nominare e quali no e che togliere le definizioni significa togliere le tutele e lasciare una minoranza più esposta.
L’antisemitismo contemporaneo non sempre urla slogan mentre spesso usa il linguaggio dei diritti, delle cause giuste, dell’attivismo morale. È per questa ragione che le democrazie si sono dotate di strumenti come la definizione IHRA. Smantellarli è tutt’altro che un atto neutro, mentre segnala una scelta politica precisa. Le prime mosse di Mamdani raccontano già molto della direzione intrapresa e delle sue scelte future. E, insieme, raccontano una verità scomoda e insieme terribile: l’antisemitismo oggi non viene sempre negato mentre viene sempre più spesso normalizzato.
A completare il quadro, un episodio passato quasi sotto silenzio ma altamente simbolico. Tra gli invitati ufficiali alla cerimonia di insediamento di Mamdani alla City Hall figurava Mahmoud Khalil, attivista filo-Hamas noto per il suo ruolo nelle proteste alla Columbia University, dove più volte la retorica ha oltrepassato la linea della critica politica per sconfinare nel sostegno esplicito a Hamas. Khalil era stato arrestato in passato e aveva rischiato la deportazione proprio per quelle vicende, prima di essere rilasciato da un giudice di orientamento progressista. La sua presenza come “ospite speciale” a un evento istituzionale ha suscitato proteste e sconcerto, sollevando una domanda semplice e tutt’altro che ideologica: quale messaggio manda un’amministrazione cittadina quando offre visibilità e legittimazione pubblica a figure accusate di propaganda per un’organizzazione terroristica?
Il debutto di Mamdani. Normalizzare l’antisemitismo
Il debutto di Mamdani. Normalizzare l’antisemitismo

