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⌥ Il continente delle dichiarazioni

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L’Europa ha scoperto una cosa sorprendente. Non sa fare la guerra. Lo ha scoperto mentre la guerra infuriava già da un pezzo. A est l’Ucraina combatte da anni contro l’invasione russa, a sud il Medio Oriente brucia e minaccia di allargarsi. Due conflitti alle porte del continente più ricco e più istruito del pianeta, che da decenni si racconta di essere una potenza geopolitica ma che nel momento in cui la storia torna a bussare scopre di avere poco più di qualche documento strategico e una montagna di comunicati stampa.

Un’analisi pubblicata dal Foglio lo dice senza troppe cerimonie: l’Unione europea non è pronta a sostenere due guerre ai suoi confini. Mancano le risorse militari, mancano le scorte, manca soprattutto la volontà politica di assumersi il peso della sicurezza. Il risultato è un continente che discute di difesa comune da trent’anni ma che, quando la difesa serve davvero, guarda altrove e spera che qualcuno arrivi a fare il lavoro sporco.

La scena è ormai familiare. I leader europei si riuniscono d’urgenza, dichiarano la massima preoccupazione, chiedono moderazione a tutti e promettono nuovi tavoli diplomatici. Nel frattempo gli eserciti veri stanno altrove, le decisioni strategiche vengono prese a Washington e sul terreno combattono altri. Non è ovviamente solo una questione militare, ma una vera e propria forma mentis. Per anni l’Europa ha coltivato l’idea che la storia fosse finita e che il conflitto fosse un residuo barbarico destinato a dissolversi nella governance globale. Così mentre gli altri accumulavano armi, costruivano dottrine e preparavano scenari di guerra, il continente delle cattedrali gotiche e dei diritti universali si specializzava in risoluzioni, raccomandazioni e formule di compromesso. Ora però il mondo ha smesso di recitare quella parte.

Le guerre tornano, gli imperi riemergono, le autocrazie non chiedono permesso e l’Europa scopre di essere bravissima a fare una cosa: parlare. Parlare molto, parlare bene, parlare solennemente. Peccato che i discorsi, da soli, non fermino i carri armati né intercettino i missili. Peccato davvero perché altrimenti vinceremmo tutte le guerre. Anche quelle stellari.


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