Il cinema israeliano nasce tardi ma cresce in fretta. Per anni è stato un cinema domestico, pensato più per costruire identità che per dialogare con l’estero. Con Sallah Shabati, all’inizio degli anni Sessanta, qualcosa cambia: la satira entra nel racconto nazionale. Il film prende in giro il mito fondativo dello Stato e le fratture etniche tra élite ashkenazite e immigrati orientali. È il primo grande successo internazionale e la prima candidatura all’Oscar: Israele entra nel circuito globale mostrando le proprie contraddizioni.
Negli anni successivi, il cinema resta a lungo diviso tra propaganda involontaria e commedia popolare. Il salto avviene dagli anni Novanta in poi, quando i registi israeliani smettono di spiegare Israele e cominciano a raccontarlo. I film diventano più personali, meno ideologici, più ambigui. È in questa fase che il cinema israeliano diventa esportabile: non perché rassicurante, ma perché complesso.
Negli anni Duemila arriva il riconoscimento pieno. Film come Beaufort, Waltz with Bashir, Ajami, Footnote e The Band’s Visit circolano nei festival, vincono premi, parlano a un pubblico internazionale. La guerra, la memoria, il servizio militare, il trauma non sono più slogan ma esperienze intime. Israele smette di essere solo contesto politico e diventa spazio umano.
Foxtrot segna un punto estremo di questo percorso. È un film formalmente sofisticato, cupo, radicale, che affronta esercito, lutto e responsabilità morale senza offrire consolazioni. Amato all’estero, contestato in patria, mostra il paradosso del cinema israeliano globale: più è apprezzato all’estero, più mette a disagio a casa.
Il cinema israeliano nel mondo funziona proprio per questo. Non vende una versione edulcorata del Paese, ma ne espone le fratture. Da Sallah Shabati a Foxtrot, il filo è lo stesso: usare il cinema non per difendersi, ma per interrogarsi. Ed è questo che lo rende riconoscibile, discusso e centrale nel panorama internazionale.
Il cinema israeliano nel mondo: da Sallah Shabati a Foxtrot
Il cinema israeliano nel mondo: da Sallah Shabati a Foxtrot

